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PERCHE’ QUESTO BLOG?

  1. Intercettare e interfacciare le attività, sui Social e nella vita reale, avvicinarle e farle dialogare;
  2. Sviluppare un processo di comunicazione trasversale, che si alimenti di contenuti partecipati, e produca azione intellettuale e relazionale;
  3. Realizzare progetti ed eventi di promozione culturale, al fine di accrescere e diffondere il benessere sociale, nella comunità di RiPiaNibbi, per esempio:

di portare avanti progetti di solidarietà sociale, di stimolare la partecipazione alla cosa pubblica, di rivalutare e salvaguardare la propria identità rurale e contadina, anche attraverso la sua capacità e forza di espressività gergale ed idiomatica.

attivare un Forum di discussione sulle tematiche di interesse più condivise; cercare di rivitalizzare l’entusiasmo, la convivialità e il carattere festoso che, per eredità generazionale, contraddistingue da sempre questa comunità,  e lo trasmette  in ogni manifestazione sociale o eventi ricreativo, sportivo e culturale cui partecipa.

Partendo dal presupposto che la cultura e la lettura sono indispensabili per la crescita civile di una popolazione, capaci di favorire un maggior senso civico ed il rispetto nei confronti dell’altro, ci proponiamo di organizzare costantemente campagne sociali che possano vivere sui diversi canali d’informazione. Iniziative ed attività capaci di sensibilizzare l’opinione pubblica su temi di strettissima attualità. Focalizzeremo l’attenzione sulla valorizzazione e la tutela del patrimonio artistico e la salvaguardia dei beni paesaggistici, potendo contare sul sostegno da parte delle Istituzioni, dei protagonisti del mondo dell’editoria e della gente comune.

Particolare attenzione sarà volta nei confronti di tutte quelle attività ed iniziative che possono favorire e promuovere la lettura e la formazione di un’opinione critica, vere e proprie fondamenta sulle quali si basa la civiltà e la crescita di un popolo.

NON LASCIARE CHE IL TEMPO SCORRA PER NULLA … DISCUTIAMONE… QUI

LA COLLANA D’ORO

Parla RiPiaNIbbi

La gente ha bisogno di sognare e di dimenticare “la miseria”. Alla gente piace che le si raccontino delle storie come se si fosse ancora all’epoca delle “Mille e una notte”. I poveri non hanno il monopolio della sofferenza, come i ricchi non ne hanno dell’autostima. Si comincia, per disperazione, a tendere la mano, poi si piega la schiena, ci si prostra davanti ai potenti, ci si schiaccia, ci si sveste della propria dignità come ci si svuota del proprio sangue, si lascia correre, si piange sulla propria sorte e si levano gli occhi al cielo.

Cos’è il destino? Un filo di ferro o un filo d’oro? Tutti quanti abbiamo un filo al collo. Prima o poi qualcuno lo tira. Può rompersi. E può ferire. il peggio è quando uccide lentamente.

Esiste un detto “La ragione che non dorme mai genera dei mostri”. La mia spesso dorme, ma ha comunque generato un mostro: me “RiPiaNibbi”.

By | mercoledì, 10 ottobre, 2018|Categories: Uncategorized|0 Comments

MATRIMONIO

Connubio

Matrimoni d’epoca, ma con tradizioni che, ancora oggi vengono in parte rispettate e la tradizione vuole che la sposa porti con sé, il giorno del matrimonio, 5 cose:

    una cosa prestata: ad indicare l ‘affetto delle persone care che rimangono vicine in questo passaggio dal vecchio al nuovo.

    una cosa regalata: a ricordare il bene delle persone care.

    una cosa blu: anticamente il colore blu era il colore che simboleggiava la purezza ed era il colore dell’ abito della sposa.

    una cosa vecchia: che simboleggia la vita che si lascia alle spalle e l’importanza del passato che non deve essere dimenticato nella transizione verso la nuova.

    una cosa nuova: che simboleggia la nuova vita che sta per iniziare, indica tutti i nuovi traguardi e le novità che porterà con sé.

Le Fedi

L’usanza di portare la fede all’anulare sinistro risale addirittura all’epoca degli antichi Egizi. Essi credevano infatti di aver individuato una vena che, partendo dall’anulare sinistro, arrivasse fino al cuore: lungo questa vena pensavano che corressero i sentimenti. “Legare” l’anulare significava quindi garantirsi la fedeltà. La tradizione vuole che sia lo Sposo a pagarle ed a conservarle fino al momento dello scambio, ma spesso sono i testimoni a regalarle. Saranno poi i pagetti a portarle sull’altare per la benedizione.

L’abito da sposa

La tradizione dell’abito bianco per la sposa risale all’Ottocento e rappresenta verginità e purezza. Oggi oltre al colore bianco si predilige il beige.

Il Velo nuziale

Il velo proviene dalle usanze del popolo romano che veniva usato non come segno di pudore da parte della sposa, ma a quei tempi i matrimoni venivano concordati per interessi e per motivi politici tant’è che i due futuri sposi non avevano neanche la possibilità di incontrarsi prima delle nozze. La sposa copriva allora il suo volto fino alla fine della cerimonia per evitare possibile ripensamenti. Al termine della cerimonia la sposa mostrava il suo aspetto e…vi immaginate che sorprese quei poveri sposi!!!

I Confetti

Per tradizione, nell’antichità venivano confezionati in preziosi sacchetti di tulle, oggi in pizzo, per il giorno del matrimonio, devono essere rigorosamente di colore bianco e sempre in numero dispari di solito cinque, per rappresentare le qualità della vita che non devono mancare nella vita degli sposi:

     Salute

    Fertilità

    Lunga vita

    Felicità

    Ricchezza

La tradizione prevede che la coppia di sposi giri tra i tavoli dopo il taglio della torta. Lo sposo reggerà un vassoio d’argento con i confetti, la sposa li servirà agli invitati con un cucchiaio anch’esso in argento sempre in numero dispari.

La dote

Secondo la tradizione lo sposo, per tutto il primo anno di matrimonio non doveva sostenere spese per l ‘abbigliamento della moglie e quindi la famiglia di lei forniva gli abiti, biancheria e accessori. Il riso ai tempi dei pagani veniva gettato sugli sposi per simboleggiare una pioggia di fertilità.

Bouquet

Il bouquet è secondo la tradizione, l’ultimo omaggio dello sposo per la sposa e chiude il ciclo del fidanzamento. L’usanza vuole che lo sposo lo faccia recapitare al mattino a casa della sposa anche se in realtà è la sposa stessa a sceglierlo in quanto deve armonizzare con il suo abito. In alcuni paesi è addirittura la suocera a regalarlo. Alla fine del ricevimento sarà lanciato a caso tra tutte le ragazze nubili: chi riuscirà ad afferrarlo dovrebbe sposarsi entro l’anno. L’usanza di ornare la sposa con i fiori è antichissima e nasce dal mondo arabo. Qui la donna che doveva sposarsi veniva ornata, il giorno delle nozze, con i fiori d’arancio, bianchi e delicati, simbolo di fertilità. L’usanza è nata come augurio per la sposa di avere una prole numerosa.

Le Damigelle della Sposa

Gli antichi egizi, credevano che gli spiriti cattivi si radunassero il giorno delle nozze nel luogo del matrimonio per rovinare la buona e lieta atmosfera. Per questo motivo, le amiche della sposa vestivano con abiti lussuosi e seguivano la sposa per confondere gli spiriti maligni, che non potendo riconoscere la sposa non potevano augurale sfortune e nefasti.

Luna di miele

Gli sposini dell’antica Roma erano soliti mangiare del miele per tutta la durata di ” una luna ” dopo il matrimonio (forse anche per riprendere le forze dopo la lunga giornata). Da qui l’origine del detto -luna di miele- ad indicare i primi, dolci momenti della vita di coppia.

Ed altro ancora…

La tradizione di sollevare tra le braccia la sposa e solcare la soglia della nuova casa risale all’antica Roma: facevano così per evitare che inciampasse, presagio infausto, perché significava che le divinità non la volevano accogliere.

La tradizione vuole che gli sposi non si vedano e si parlino prima della cerimonia nuziale.

Il fiore d’arancio simboleggia purezza e verginità.

La tradizione vuole che il fidanzato ne regali un mazzetto, legato con un nastrino bianco, alla futura Moglie.

In alcuni paesi per tradizione, la sera precedente al matrimonio lo sposo organizza una serenata sotto la finestra della futura sposa. Lo accompagnano parenti e amici e naturalmente un musicista con il violino, la chitarra o la fisarmonica. A fine serenata un ricco buffet per tutti in segno di ringraziamento viene offerto dai genitori della sposa.

Se conoscete qualche altra usanza o tradizione particolare che non è già elencata nell’articolo, potete farcelo sapere. Farà sicuramente molto piacere a tutti. Arricchirà il ricordo delle nostre usanze.

 

[Abbiamo voluto condividere con voi questo articolo (a cura di Paola Giacci, sul Sito “Altosannio-Almosava”, del vicino Molise) anch’essi impegnati, come noi, a divulgare l’importanza dell’aggregazione e dello scambio culturale nei rispettivi territori]
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By | giovedì, 26 luglio, 2018|Categories: Uncategorized|0 Comments

POLITICA SOCIALE

…”questa sconosciuta”

La politica, per molti di noi, rimane ancora oggi la grande sconosciuta, un argomento che suscita diffidenze e paure.

La causa di questo atteggiamento sbagliato, dipende dalla confusione che spesso si fa tra politica intesa come attività sociale ed attività partitica. La vita di partito non è che uno dei tanti modi attraverso il quale un cittadino può fare politica.

In realtà un cittadino può fare politica partecipando ad attività sindacali, ai comitati di quartiere, alla vita culturale, ai gruppi spontanei, ai consigli scolastici o anche solo svolgendo il proprio ruolo di genitore o il proprio lavoro professionale.

Far politica, in altri termini, significa svolgere determinate attività in linea con le idee sociali che, a parere di chi opera, sono in grado di assicurare il maggiore sviluppo civile alla collettività.

Questo vuol dire che ognuno di noi “fa politica” molto più spesso di quanto creda, e che fa politica sia quando spinge verso una società più moderna, che quando tira verso una società “retrograda”; sia quando si batte per conservare i privilegi – a quelli che a qualsiasi livello possono esercitare il potere -, sia quando si batte per il riscatto degli emarginati, o per dare voce anche a chi non si sa imporre sulla scena pubblica. Con questo non bisogna credere che qualunque modo di far politica sia buono. Noi distingueremmo tra politica innovatrice e politica conservatrice, tra azione individuale e azione collettiva.

Quanto alla distinzione tra innovazione e conservazione, occorre tener presente che la storia dell’umanità è una storia di classi sociali emergenti che, col tempo, si sono via via sostituite a classi sociali dominanti.

Chi ha il potere lotta per conservarlo, chi non lo ha per conquistarlo. Perciò la politica orientata in senso statico, privilegia chi sta al potere, mentre quella in senso dinamico favorisce chi lotta per il mutamento sociale, per la ridistribuzione del potere, per la gestione del lavoro da parte dei lavoratori, per la promozione di eventi culturali innovativi e alternativi, per le riforme e, in alcuni casi, per la rivoluzione. Noi possiamo impegnarci individualmente, attraverso un’azione solitaria che ci lascia moralmente soddisfatti; ma che finisce col risultare poco efficace. Il modo migliore, a nostro modesto parere, di fare politica è quello di unirsi a  chi la pensa come noi, a chi insieme a noi può cambiare qualcosa.

By | mercoledì, 18 luglio, 2018|Categories: Uncategorized|0 Comments

RACCOLTA E DONO


“Bisogna sempre lasciare qualcosa nel piatto”

La generosità è anche un fatto di educazione, sganciarsi dalle avidità. Prendere meno di ciò che si ha bisogno, e cercare di dare più di quel che si può. È sentire la presenza degli altri e rispettare i loro bisogni, senza consumare tutto, ci si diverte lo stesso, anzi di più.

La solidarietà, alle persone interessate e devastate da fenomeni catastrofici (come un terremoto), si può esprimere: o con la donazione, diretta e invisibile, individuale; oppure attraverso la raccolta, associata e pubblica, spesso in occasioni di feste ed eventi aggregativi. In queste manifestazioni, parte del nostro contributo partecipativo, viene devoluto per ricostruire spazi e risorse a chi, momentaneamente si spera, non può averle a disposizione come noi.

La comunità di RiPiaNibbi è riuscita in questo. Si è educata alla generosità, condividendo un grande e significativo evento, come quello della “Pizza Scima”.

Onore e merito, quindi, anche e soprattutto agli organizzatori, che l’hanno resa possibile: il contributo alla ricerca prima, ed ora anche la solidarietà sociale.

Noi siamo tutto questo: divertimento, sostegno e partecipazione. E forse anche di più!

“bisogna sempre lasciare qualcosa nel piatto… per farlo sembrare ricco e permettere di giocare a chi non può puntare

By | martedì, 5 giugno, 2018|Categories: Uncategorized|0 Comments

ONORE E FIEREZZA

“ Il mondo è cambiato più nell’ultimo trentennio di quanto non sia mutato dopo Gesù Cristo ”

 

Noi conosciamo bene il nostro popolo! Non si saprà mai fino a che punto arrivava la decenza e l’integrità spirituale di questa comunità; una tale delicatezza, una cultura così profonda. Non si ritroveranno più. Né tale finezza, né tale ponderatezza nel parlare. Quella gente arrossirebbe per il modo in cui noi parliamo (giovani, ma anche meno giovani ed anziani), che poi è il modo borghese ( e per “Borghese” intendiamo: la classe che ha guidato la modernizzazione economica secondo cui il borghese è il portatore di una mentalità caratterizzata dal conformismo, chiusa nella sfera del particolare, antieroica, sorda ai superiori interessi della collettività). E oggi, tutti sono borghesi. Tutto il mondo lo è. Abbiamo conosciuto contadini prima, e poi operai, che avevano voglia di lavorare, che al risveglio pensavano solo al lavoro. Si alzavano la mattina cantando all’idea di andare a lavorare, e cantavano quando arrivava l’ora di mangiare. La loro gioia, la radice profonda del loro essere stava nel lavoro, la loro stessa ragione di vita. C’era un onore incredibile, nel lavoro, il più bello degli onori, il più cristiano, il solo forse che possa rimanere in piedi.

Che resta oggi di tutto questo? Come hanno potuto trasformare il popolo più laborioso della terra, il solo popolo, forse, che amava il lavoro per il lavoro e per l’onore di lavorare?

C’è stata la rivoluzione cristiana. E c’è stata la rivoluzione moderna. Queste sono le due rivoluzioni da ricordare. Un artigiano di quei tempi era un artigiano di un qualsiasi periodo della cristianità. E forse senz’altro di un qualsiasi periodo dell’antichità. Un artigiano di oggi non è più un artigiano. In questa bella fierezza del proprio mestiere convergevano tutti i sentimenti più belli e più nobili. Una dignità. Una fierezza. “Non chiedere mai nulla a nessuno”, dicevano. Queste sono le idee con cui ci hanno educato. Perché cercare lavoro non era chiedere. Era la cosa più naturale del mondo, la più normale delle richieste, anzi, non era neppure una richiesta. Significava solo prendere il proprio posto in fabbrica. In un’ambiente operoso significava prendersi il proprio posto di lavoro, che era lì ad aspettare. In quei tempi (quando i contadini cominciarono a non bastare più a sé stessi) un operaio non conosceva il significato della parola raccomandazione. È la borghesia che raccomanda. È la borghesia che, imborghesendoli, ha insegnato loro a raccomandarsi. Oggi in questa stessa insolenza e in questa brutalità, in questa specie di incoerenza in cui essi esigono delle rivendicazioni, si sente subito questa sorda vergogna: di essere quasi obbligati a raccomandarsi, di essere costretti, dagli eventi della storia economica, a elemosinare. Sì, ora essi chiedono agli altri. Anzi, pretendono tutto da tutti. Ma esigere è sempre chiedere. È ancora servire. Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Avevano un onore assoluto, come si addice solo all’onore.

(Alcuni dei nostri “Operai”, nelle montagne Svizzere, degli anni ’50/60)

Nel tempo libero

 

Al lavoro

 

 

(Alcuni dei nostri “Operai/contadini”, nelle nostre campagne)

Tosatura delle pecore

 

Mietitura del grano

 

Nel tempo libero

By | domenica, 20 maggio, 2018|Categories: Uncategorized|0 Comments

INFANZIE

Da piccoli eravamo tutti piuttosto mingherlini, forse mangiavamo poco!? Certamente non in abbondanza, quindi carenza di grassi, vitamine, zuccheri ecc. ecc.( forse anche di affetto, di attenzione) e giacché quando ci era permesso giocavamo, bruciando presto tutte le calorie, insieme ad altri bambini, in strada – allora non pericolosa per la scarsità di macchine o moto e via dicendo. – Per mantenersi in forma particolarmente per i bambini non c’era bisogno della palestra, del nuoto, del footing… Per la maggior parte si facevano giochi di movimento.
Insomma aveva una certa pericolosità, ma permetteva la vita all’aperto, la socializzazione anche tra i due sessi, non troppo frequente, né ammessa al tempo in  quei giochi per lo più riservato ai maschi.
In ogni modo capitava a volte che svegliandoci presto al mattino avevamo fame ed allora scendevamo cauti in cucina a prenderci una fetta di pane. Oh, quell’odore che emanava dalla madia di legno – specie se il pane era stato fatto il giorno prima, in casa come al solito- com’era buono e invitante! Poi si risalia a mangiarlo in cameretta, in punta di piedi, per non farci sentire da mammà che dormiva nella camera accanto. Piano piano ci mettevamo a letto, che però sempre un po’ cigolava, poiché il “saccone”con le foglie essiccate delle pannocchie di granturco e lo smilzo materassino di crine posavano non sulla rete (allora “roba da signori”), ma su assi di legno con due trespoli in ferro, che al minimo movimento oscillavano e scricchiolavano … In silenzio ci scaldavamo con la testa sotto le coperte, anche perché le coperte erano sempre corte realmente e metaforicamente.

By | domenica, 29 aprile, 2018|Categories: Uncategorized|0 Comments