SCIUSCELL’8

“Nella dolcezza della primavera
I boschi rinverdiscono, e gli uccelli
Cantano, ciascheduno in sua favella,
Giusta la melodia del nuovo canto.
È tempo, dunque, che ognuno si tragga
Presso a quel che più brama.” (B. De V.)

L’8 maggio 2016 si è svolta la prima sciuscelletta di primavera organizzata da RiPiaNibbi con cui, hanno collaborato: contrada “Verratti” per il rinfresco di metà percorso, e il “Circolo Libertas” nel mettere a disposizione spazi, strutture e risorse umane, per l’allestimento della cena conviviale di fine percorso.

Hanno partecipato circa 40 persone, un bel gruppo eterogeneo per sesso ed età, compresa tra i 5/6 anni e i quasi 80. Tutti accomunati dallo stesso entusiasmo nel percorrere vie di campagna (alternative all’asfalto), un tracciato di circa 5 Km. che ha disegnato la forma di un “8” (l’otto maggio). Uno spettacolo nello spettacolo della natura, la nostra Natura! Un lungo ordinato corteo, gioioso e spassoso, che ha assaporato l’emozione di ricalcare gli antichi sentieri, gli unici che collegavano (solo a piedi o con mezzi di locomozione animale, ora con trattori) i vari agglomerati abitativi di campagna. Questi servivano (e servono ancora in parte) a raggiungere gli appezzamenti di terreno per la lavorazione agricola. Questa camminata ha significato: per alcuni “il magico ricordo dell’infanzia”; per altri “un recente passato”; per alcun’altro la scoperta di “un nuovo mondo”. È stata anche, in una giornata leggermente velata da nubi e lievemente ventilata, un rito propiziatorio alla stagione primaverile che, ormai inoltrata, stenta a sprigionare tutta la pienezza e vigore che lo contraddistingue. Una nota: il percorso, pur non particolarmente difficoltoso, è stato comunque ultimato da tutti, con un tempo ben al di sotto di quello stimato.

Sciùscellétte: Parola dimenticata, ma molto ingiustamente perché sostituita in modo sostanzialmente inappropriato. Da molti anni, nel nostro dialetto, si usa in sua vece “scampagnate“, importando un termine impiegato comunemente nella lingua italiana. Ma non sono esattamente sinonimi e la diversa origine sta a dimostrarlo. Se parliamo di “scampagnate” la mente va subito al pic-nic, una merenda consumata all’aperto che nel periodo pasquale diventa qualcosa di molto più impegnativo. L’origine del vocabolo è evidentemente collegata alla campagna e il suo significato si fermerebbe a quello più diretto di “gita in campagna”. Chiaramente non si può pensare di trascorrere una giornata o un pomeriggio all’aperto, in mezzo al verde, senza provvedere a fronteggiare l’assalto di un vivo appetito. È accaduto allora che l’associazione di gita e merenda è diventata inscindibile fino a rendere impensabile una scampagnata senza pasto, tant’è che l’organizzazione di una scampagnata parte dalla individuazione dei cibi da consumare. Il luogo lo si definisce in seguito e, se il tempo non è clemente, si ripiega per una sistemazione ben riparata. A molti sarà capitato di vedere gruppi di disperati che a causa della terra impraticabile per la pioggia caduta si sono tranquillamente sistemati in una piazzola stradale asfaltata: la scampagnata è comunque salva! E veniamo ora alla sciuscellette che, diciamolo subito, non ha nessuna relazione con le “sciuscelle“, le carrube, leccornie dei bambini del tempo che fu ora svilite ad alimento per equini. Il termine “sciuscella” è presente in vari dialetti dell’Italia meridionale sin dall’antichità e sta ad indicare un brodetto, una minestra molto liquida preparata per un pasto comunitario molto povero: una specie di rancio. Come suggerisce il Finamore, il più importante studioso di dialetto abruzzese, la sua origine può essere collegata al greco “syssìtion” che definiva proprio un pasto per comunità. Non stupisca questa origine antica e diffusa: siamo nelle zone che costituivano prima la Magna Grecia e secoli dopo una provincia bizantina! Il Finamore ci dice anche del significato assunto in tempi più recenti, quando “sciuscelle” va ad indicare una festa di popolani fatta in campagna a base di cibo e, soprattutto, di abbondanti libagioni.

Siamo così arrivati alla sciuscellette che nel suo diminutivo vezzeggiativo definisce una tipica merenda consumata all’aperto in compagnia. La gita sui prati è stato, ed è, un rito popolare con finalità pagane legate al ritorno della primavera e il ritorno alla vita della natura viene festeggiato con abbondanti libagioni e prelibatezze culinarie che, in quest’ambiente, diventano sublimi. Non potete, quindi, non concordare che, considerando le abitudini RiPiaNibbiesi, bisogna parlare di sciuscellette!

LA SCIUSCELLETTE

Arrìunite la cumbagnìe
pé vie, ruvelle e viarelle
nu spasse ghe 'mmùvemende,
s'arfè lu camine
che purteve a cacche 'vvìe:
a la 'ngotte pe la fatije
de passagge tra cundrade
e pe ìje a lu paese a Casele.
Mò le faceme pà 'rriunirce
pà 'rcurdè quelle de lu passate,
pà 'rvedè a na lucia'nove ste passagge
che prime sole uardive, e mò ammire!
Stu percorse è segne d'enfenite
è gne nu otte ma culecate
nen de le leve menghe la morte!
cameneme, candeme e parleme
se ride e se scherze
finghè 'juòrne cia 'rsulleve
arlùmene pure la notte
...stu percorse a forme de otte!    (G.C.)


 

By | 2017-08-09T14:06:42+00:00 martedì, 10 maggio, 2016|Uncategorized|0 Comments