GIOCHI SENZA CONFINI

Cominciamo da un’esclamazione di una ragazza della Squadra-RiPiaNibbi: “finalmente tutti insieme”. Riferendosi non solo, alla proposta di qualcuno di fare una cena (tutto il gruppo partecipante) dopo la fine dei giochi “senza confini”, quanto al fatto che, forse, per la prima volta maschi e femmine festeggeranno insieme,  mangiando e bevendo goliardicamente. Il coronamento ad un’esperienza esaltante, respirata con tensione e gioia, sudata e vissuta insieme. Si è superata, con questo evento, una  latente divisione etero-sessuale (mai considera come vera e propria discriminante sociale), da sempre esclusivo appannaggio di quelle Omo, Etno, ecc…

Possiamo definire, questo evento di “competizione” sportiva, un risveglio emotivo-passionale: il cimentarsi in tutta una serie di prove, in cui si mette in campo caratteri e capacità  ora di forza, destrezza e grinta; ora di precisione, concentrazione e puro coraggio; ma principalmente di spirito e predisposizione a “fare squadra”, nonchè lo sviluppo di sensibilità comunicativa e gusto alla convivialità.

Un’esperienza che ha accomunato ragazzi e ragazze, li ha fatti conoscere meglio, si sono emozionati insieme, ha consolidato o creato nuove amicizie e forse, perchè no, ha sparso spore per la nascita di nuovi amori. Sicuramente ha contribuito a smontare preconcetti e diffidenze varie che ognuno, individualmente, poteva avere verso “l’altro”.

Interpretiamo, in ultima analisi, l’idea di far giocare insieme i giovani casolani (prima divisi e isolati per contrade e quartieri), un’iniziativa volta a rinsaldare un rapporto logorato, nel tempo, da sterili campanilismi territoriali. E’ anche, se vogliamo, un esperimento sociale: per estendere lo stesso principio, che ha animato i giochi, ad un paese che comincia a muovere i primi passi verso un risveglio culturale, che può portarlo a realizzare progetti organici e coordinati, a condividere intenti con maggiore coesione tra  contrade e  quartieri che la compongono. Realizzare in chiave di valore aggiunto, finalmente, una Cultura collettiva che poggia sull’entusiasmo dei giovani, che esalti le capacità organizzative e relazionali, di aggregazione e convivialità, in quella che possiamo definire la componente calda delle interazioni umane, e cioè quella della compartecipazione fisica, già ormai in parte compromessa da quella virtuale.

By | 2016-08-23T12:35:08+00:00 martedì, 23 agosto, 2016|Uncategorized|0 Comments