UOMO NATO DESTINO DATO

“Ommene nate destine date”

lussospartisce lu pane

un bel proverbio popolare, una delle più profonde metafore esistenziali! Dà un’interpretazione netta ma non rassegnata dell’agire umano, a fronte dell’eterno dilemma tra fato e libero arbitrio, che divide tutto lo scibile letterario: dalla filosofia alla sociologia, dalla storiografia alla religione. Sono in molti ad asserire (e in  questi ultimi tempi va sempre più affermandosi) che l’individuo è padrone di se stesso e delle proprie scelte; che ogni singolo o gruppo è in grado di autodeterminare il proprio destino, neanche dato da divinità; che ogni uomo è il prodotto delle proprie azioni, e non delle circostanze, condizioni, contesto, influenze e condizionamenti vari. Bene, qui il discorso si apre alla grande, ognuno si basa sulle proprie esperienze e le compara con quelle degli altri. Si crea, quindi, un parallelismo tra chi crede di poter realizzare ciò che vuole o sente di essere realizzato, e chi invece sente i limiti strutturali che non gli permettono di realizzare i propri fini, oppure semplicemente si affida al caso o alla divina provvidenza. Ciò detto vi lasciamo alla sua riflessione, proponendovi a riguardo “La leggenda di Cassandra” (La profezia che si auto-avvera):

«A un uomo, che viveva a Cassandra/(Alessandria d’Egitto), venne predetto che a breve sarebbe morto in un luogo denominato Cassandra. L’uomo allora sceglie di partire, lascia tutto e si  allontana il più possibile dalla città di Cassandra. Giunto in un’altra città, dopo poco muore per cause accidentali in “Via Cassandra”»

 

 

tosa delle pecore sfurnè lu pene niente tutto na furnete de pene mietitura lusso4 lu setacce lu carrelle li panni a lavare le cule l'asile la ronche la corde donne bevono donna fa tutto cariola letto bambine arcoje la live

By | 2017-08-09T14:06:41+00:00 sabato, 21 gennaio, 2017|Uncategorized|0 Comments

LINGUA E SOCIETA’

“Il contadino che parla il suo dialetto è padrone di tutta la sua realtà”

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Citiamo Pasolini, per questa breve disamina, perché esprime al meglio quanto in linea con il nostro pensiero.

Pasolini auspicava una cultura nazional-popolare (voluta da Gramsci), in cui il dialetto doveva farsi apportatore di novità linguistiche, attraverso la mediazione di intellettuali impegnati, ma cede il posto all’avvento del neocapitalismo, che distrugge la cultura dialettale. Ciò provoca sofferenza anche fisica nel nostro poeta, perché la perdita del dialetto corrisponde alla perdita della realtà, soppiantata dalla irrealtà del potere consumistico. C’è stato un momento di un ritorno della speranza (anche per quanto concerne una rinascita del dialetto), ma si è trattato dei pochi mesi della recessione economica per la crisi del petrolio nel ’74. Pasolini spera per pochi mesi che il popolo, rivivendo la povertà, possa riassumere i gesti amabili e simpatici del suo passato.

Non è stato così, forse non sarà così (neanche oggi, che stiamo vivendo una nuova forma di povertà), ma la storia è imprevedibile. Oggi Il dialetto non è solo sopravvivenza da museo, il dialetto sta rinascendo, e con esso anche la poesia popolare, insieme all’immensa mole di ciò che è stato scritto nel passato e tramandato, e non è poco per dare comunque senso a una vita, ad una civiltà.

Pasolini vedeva nel dialetto l’ultima sopravvivenza di ciò che ancora è puro e incontaminato. Come tale doveva essere “protetto”. La scelta del dialetto come mezzo espressivo più “autentico”: “La verginità del dialetto, con quanto di equivoco può in essa sussistere, correda subito di una ragione poetica … gli oggetti che semplicemente vengono. Riprendendo un’idea di Coleridge, si potrebbe dire che “la poesia dialettale è un paesaggio notturno colpito a un tratto dalla luce. Per quanto mediocre essa sia … pone sempre di fronte a un fatto compiuto, con tutta la fisicità di una nuvola o di un geranio”. Senza contare l’annotazione sull’importanza dell’intraducibilità della poesia dialettale –“l’intraducibilità è sempre stata la passione dei dialettali” – dove con “intraducibilità” s’intende sia la mancanza di corrispettivo italiano, sia il valore onomatopeico del suono originario.

C’è poi l’aspetto puramente sociale: “La poesia in dialetto è fenomeno della piccola borghesia”, scrive Pasolini, alludendo con ciò al dialetto quale specchio dei tempi, della società, dei suoi bisogni più intimi e d’evasione.

By | 2017-08-09T14:06:41+00:00 sabato, 14 gennaio, 2017|Uncategorized|0 Comments
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Quando si placa la tormenta…

NEVE DE JENNÈRE

Quende se pose sopra sta valle

pare tutte n’etra crijènze:

è come l’ambène de lu pène

da na sparacce ammandàte;

da na cuperte arscallàte

sotte na coltra ‘bbiènghe

arcresce la cambegne,

nu monne desulate e calme;

sa ‘rfiate na ‘ddore de ferre,

se schiude nese e cervelle,

mende e corpe sa ‘rlasse…

la nature arvè a la base!

Sotte a che la cumboste

tracce annascuoste… nu scure passate

sta neve de jennère ta ‘rpresende

nu monne che nen bò essere!

 

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Hisilicon Balong

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By | 2017-08-09T14:06:41+00:00 domenica, 8 gennaio, 2017|Uncategorized|0 Comments