INFANZIE

Da piccoli eravamo tutti piuttosto mingherlini, forse mangiavamo poco!? Certamente non in abbondanza, quindi carenza di grassi, vitamine, zuccheri ecc. ecc.( forse anche di affetto, di attenzione) e giacché quando ci era permesso giocavamo, bruciando presto tutte le calorie, insieme ad altri bambini, in strada – allora non pericolosa per la scarsità di macchine o moto e via dicendo. – Per mantenersi in forma particolarmente per i bambini non c’era bisogno della palestra, del nuoto, del footing… Per la maggior parte si facevano giochi di movimento.
Insomma aveva una certa pericolosità, ma permetteva la vita all’aperto, la socializzazione anche tra i due sessi, non troppo frequente, né ammessa al tempo in  quei giochi per lo più riservato ai maschi.
In ogni modo capitava a volte che svegliandoci presto al mattino avevamo fame ed allora scendevamo cauti in cucina a prenderci una fetta di pane. Oh, quell’odore che emanava dalla madia di legno – specie se il pane era stato fatto il giorno prima, in casa come al solito- com’era buono e invitante! Poi si risalia a mangiarlo in cameretta, in punta di piedi, per non farci sentire da mammà che dormiva nella camera accanto. Piano piano ci mettevamo a letto, che però sempre un po’ cigolava, poiché il “saccone”con le foglie essiccate delle pannocchie di granturco e lo smilzo materassino di crine posavano non sulla rete (allora “roba da signori”), ma su assi di legno con due trespoli in ferro, che al minimo movimento oscillavano e scricchiolavano … In silenzio ci scaldavamo con la testa sotto le coperte, anche perché le coperte erano sempre corte realmente e metaforicamente.

By | 2018-04-29T21:13:31+00:00 domenica, 29 aprile, 2018|Uncategorized|0 Comments

UOMO NATO DESTINO DATO

“Ommene néte destine assegnéte”

Un tradizionale detto popolare che giustifica la sorte di ogni uomo, la sua buona o cattiva sorte.

L’evoluzione della cultura sociale, tutti gli studi e le scoperte scientifiche, non hanno mai dato particolare importanza a questa semplice massima. Relegata nel novero dei vari proverbi di origine folcloristica, considerata mera espressione di “rassegnazione” di alcuni ceti, a particolari condizioni sociali e civili, che non potevano cambiare o determinare altrimenti.

Si instaura quindi il concetto di “Autodeterminazione”, e cioè la capacità insita in ogni essere umano di porsi obiettivi ed ottenere ciò che vuole. La Filosofia e le Scienze sociali indagano e promuovono in questo senso ogni azione individuale volta a superare i limiti del proprio status. Anche le classi più povere potevano abbracciare questo nuovo paradigma: “ognuno è artefice del proprio destino”; “il destino è come te lo fai”. Intanto, nelle Scienze cosiddette esatte, continua la ricerca: già con il biologo e filosofo Jacques Monod (premio Nobel per la medicina nel 1965), nel suo libro Il caso e la necessità condensa al meglio il suo rivoluzionario concetto filosofico – basato su studi scientifici – che lega ogni azione, accadimento, vicissitudine umana, anche alla struttura del DNA; fino ad arrivare agli attuali approfondimenti delle molecole che compongono quel lungo e contorto filamento che determina tutto ciò che siamo (il DNA e i suoi 46 cromosomi in cui si articola nel genoma umano). Il DNA, quindi, contiene tutte le informazioni genetiche riguardanti la nostra esistenza (ed è già dentro di noi, c’è sempre stato).

Se allora nel nostro DNA è ascritto ogni cosa, quel che saremo o diventeremo, e può dirci quanto possiamo vivere, quanto possiamo capire e fare – assestando un duro colpo e facendo vacillare anche quel dogma che è il “Il libero arbitrio umano”- ogni certezza di poterci autodeterminare nella vita e di essere unici artefici delle nostre scelte, dell’esistenza stessa, altro non è che un’illusione; riverberi di volontà, magari, che ci danno la possibilità di attuare tante profezie che si auto avverano, ma che comunque ci porteranno allo stesso risultato: “Ommene nate, destine date”

Abbiamo assistito a massicce divulgazioni mediatiche e condivisioni social, a imponenti produzioni letterarie, tutte che esaltano la convinzione individuale di autodeterminarsi. Ma alla luce di questa parabola evolutiva, dal sociale allo scientifico, appare alquanto strano – se non paradossale –  dover tornare al nostro iniziale aforisma esistenziale. Questa sorta di fatalismo, originato dalla cultura popolare, che a questo punto si connota di proverbiale saggezza in quanto, senza studi scientifici e senza orientamenti filosofici e psico-sociologici, già sapeva e sa (almeno in quelle realtà sopravvissute ai condizionamenti e alle mistificazioni di ogni sorta) che: “Uomo nato destino dato”.

«La vita è un labirinto di strade che portano tutte a un’uscita, che è poi la stessa entrata.»

 

By | 2018-04-07T20:48:08+00:00 sabato, 7 aprile, 2018|Uncategorized|0 Comments