COMUNICAZIONE

“Se è vero che gli animali si tengono con la capezza, è altrettanto vero che le persone, la loro vita e i loro affetti eterni, si tengono con le parole”

Cari amici vicini e lontani, la presente è per informarvi che:

  • Fallita la Missione e l’obiettivo che questo Sito/Blog si era proposto, e cioè di:
    1. Intercettare e interfacciare le attività, sui Social e nella vita reale, avvicinarle e farle dialogare;
    2. Sviluppare un processo di comunicazione trasversale, che si alimenti di contenuti partecipati, e produca azione intellettuale e relazionale;
    3. attivare un Forum di discussione sulle tematiche di interesse più condivise.
  • Considerato che anche le sole foto, che questo sito web ha acquisito e catalogato sulla propria piattaforma, rappresentano la storia e la vita di questa comunità; testimoniano l’importanza di una memoria fotografica. Perché le foto ci aiutano a ricordare il nostro passato, ci raccontano come abbiamo vissuto… quei momenti saranno sempre lì se le conserviamo per riviverli ogni volta che le guardiamo;
  • Valutata l’ipotesi, molto verosimile, che questo sito potrà non essere più attivo (perché prima o poi tutto finisce). A quel punto, forse, qualcuno si renderà conto del lavoro a cui volontariamente ci siamo sottoposti. Rilevato, intanto, che ricevono apprezzamenti solo coloro che promuovono se stessi, piuttosto che un’intera comunità.

Alla luce di tutto ciò, quindi, il sito di RiPiaNibbi (almeno così come lo avete conosciuto finora) chiude i battenti, e con esso anche la relativa “Pagina facebook”, logicamente. Oppure, ipotesi remota, potrà trasformarsi. Diventerà qualcosa di meno “comunitario”, più rivolto al privato che al pubblico, molto meno generalista e più specializzato, monotematico. Anche perché dobbiamo dire, e non volevamo mai arrivale a dirlo: per la gestione di un sito/Blog (oltre al tempo dedicato con metodo e passione, e alla soddisfazione personale a prescindere) si devono affrontare delle spese monetarie fisse annuali, solo per le concessioni e i diritti di operatività.

I migliori saluti a tutti.

By | 2018-11-05T09:57:47+00:00 lunedì, 5 novembre, 2018|Uncategorized|0 Comments

LA COLLANA D’ORO

Parla RiPiaNIbbi

La gente ha bisogno di sognare e di dimenticare “la miseria”. Alla gente piace che le si raccontino delle storie come se si fosse ancora all’epoca delle “Mille e una notte”. I poveri non hanno il monopolio della sofferenza, come i ricchi non ne hanno dell’autostima. Si comincia, per disperazione, a tendere la mano, poi si piega la schiena, ci si prostra davanti ai potenti, ci si schiaccia, ci si sveste della propria dignità come ci si svuota del proprio sangue, si lascia correre, si piange sulla propria sorte e si levano gli occhi al cielo.

Cos’è il destino? Un filo di ferro o un filo d’oro? Tutti quanti abbiamo un filo al collo. Prima o poi qualcuno lo tira. Può rompersi. E può ferire. il peggio è quando uccide lentamente.

Esiste un detto “La ragione che non dorme mai genera dei mostri”. La mia spesso dorme, ma ha comunque generato un mostro: me “RiPiaNibbi”.

By | 2018-10-10T10:32:55+00:00 mercoledì, 10 ottobre, 2018|Uncategorized|0 Comments

MATRIMONIO

Connubio

Matrimoni d’epoca, ma con tradizioni che, ancora oggi vengono in parte rispettate e la tradizione vuole che la sposa porti con sé, il giorno del matrimonio, 5 cose:

    una cosa prestata: ad indicare l ‘affetto delle persone care che rimangono vicine in questo passaggio dal vecchio al nuovo.

    una cosa regalata: a ricordare il bene delle persone care.

    una cosa blu: anticamente il colore blu era il colore che simboleggiava la purezza ed era il colore dell’ abito della sposa.

    una cosa vecchia: che simboleggia la vita che si lascia alle spalle e l’importanza del passato che non deve essere dimenticato nella transizione verso la nuova.

    una cosa nuova: che simboleggia la nuova vita che sta per iniziare, indica tutti i nuovi traguardi e le novità che porterà con sé.

Le Fedi

L’usanza di portare la fede all’anulare sinistro risale addirittura all’epoca degli antichi Egizi. Essi credevano infatti di aver individuato una vena che, partendo dall’anulare sinistro, arrivasse fino al cuore: lungo questa vena pensavano che corressero i sentimenti. “Legare” l’anulare significava quindi garantirsi la fedeltà. La tradizione vuole che sia lo Sposo a pagarle ed a conservarle fino al momento dello scambio, ma spesso sono i testimoni a regalarle. Saranno poi i pagetti a portarle sull’altare per la benedizione.

L’abito da sposa

La tradizione dell’abito bianco per la sposa risale all’Ottocento e rappresenta verginità e purezza. Oggi oltre al colore bianco si predilige il beige.

Il Velo nuziale

Il velo proviene dalle usanze del popolo romano che veniva usato non come segno di pudore da parte della sposa, ma a quei tempi i matrimoni venivano concordati per interessi e per motivi politici tant’è che i due futuri sposi non avevano neanche la possibilità di incontrarsi prima delle nozze. La sposa copriva allora il suo volto fino alla fine della cerimonia per evitare possibile ripensamenti. Al termine della cerimonia la sposa mostrava il suo aspetto e…vi immaginate che sorprese quei poveri sposi!!!

I Confetti

Per tradizione, nell’antichità venivano confezionati in preziosi sacchetti di tulle, oggi in pizzo, per il giorno del matrimonio, devono essere rigorosamente di colore bianco e sempre in numero dispari di solito cinque, per rappresentare le qualità della vita che non devono mancare nella vita degli sposi:

     Salute

    Fertilità

    Lunga vita

    Felicità

    Ricchezza

La tradizione prevede che la coppia di sposi giri tra i tavoli dopo il taglio della torta. Lo sposo reggerà un vassoio d’argento con i confetti, la sposa li servirà agli invitati con un cucchiaio anch’esso in argento sempre in numero dispari.

La dote

Secondo la tradizione lo sposo, per tutto il primo anno di matrimonio non doveva sostenere spese per l ‘abbigliamento della moglie e quindi la famiglia di lei forniva gli abiti, biancheria e accessori. Il riso ai tempi dei pagani veniva gettato sugli sposi per simboleggiare una pioggia di fertilità.

Bouquet

Il bouquet è secondo la tradizione, l’ultimo omaggio dello sposo per la sposa e chiude il ciclo del fidanzamento. L’usanza vuole che lo sposo lo faccia recapitare al mattino a casa della sposa anche se in realtà è la sposa stessa a sceglierlo in quanto deve armonizzare con il suo abito. In alcuni paesi è addirittura la suocera a regalarlo. Alla fine del ricevimento sarà lanciato a caso tra tutte le ragazze nubili: chi riuscirà ad afferrarlo dovrebbe sposarsi entro l’anno. L’usanza di ornare la sposa con i fiori è antichissima e nasce dal mondo arabo. Qui la donna che doveva sposarsi veniva ornata, il giorno delle nozze, con i fiori d’arancio, bianchi e delicati, simbolo di fertilità. L’usanza è nata come augurio per la sposa di avere una prole numerosa.

Le Damigelle della Sposa

Gli antichi egizi, credevano che gli spiriti cattivi si radunassero il giorno delle nozze nel luogo del matrimonio per rovinare la buona e lieta atmosfera. Per questo motivo, le amiche della sposa vestivano con abiti lussuosi e seguivano la sposa per confondere gli spiriti maligni, che non potendo riconoscere la sposa non potevano augurale sfortune e nefasti.

Luna di miele

Gli sposini dell’antica Roma erano soliti mangiare del miele per tutta la durata di ” una luna ” dopo il matrimonio (forse anche per riprendere le forze dopo la lunga giornata). Da qui l’origine del detto -luna di miele- ad indicare i primi, dolci momenti della vita di coppia.

Ed altro ancora…

La tradizione di sollevare tra le braccia la sposa e solcare la soglia della nuova casa risale all’antica Roma: facevano così per evitare che inciampasse, presagio infausto, perché significava che le divinità non la volevano accogliere.

La tradizione vuole che gli sposi non si vedano e si parlino prima della cerimonia nuziale.

Il fiore d’arancio simboleggia purezza e verginità.

La tradizione vuole che il fidanzato ne regali un mazzetto, legato con un nastrino bianco, alla futura Moglie.

In alcuni paesi per tradizione, la sera precedente al matrimonio lo sposo organizza una serenata sotto la finestra della futura sposa. Lo accompagnano parenti e amici e naturalmente un musicista con il violino, la chitarra o la fisarmonica. A fine serenata un ricco buffet per tutti in segno di ringraziamento viene offerto dai genitori della sposa.

Se conoscete qualche altra usanza o tradizione particolare che non è già elencata nell’articolo, potete farcelo sapere. Farà sicuramente molto piacere a tutti. Arricchirà il ricordo delle nostre usanze.

 

[Abbiamo voluto condividere con voi questo articolo (a cura di Paola Giacci, sul Sito “Altosannio-Almosava”, del vicino Molise) anch’essi impegnati, come noi, a divulgare l’importanza dell’aggregazione e dello scambio culturale nei rispettivi territori]
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By | 2018-07-26T14:56:15+00:00 giovedì, 26 luglio, 2018|Uncategorized|0 Comments

POLITICA SOCIALE

…”questa sconosciuta”

La politica, per molti di noi, rimane ancora oggi la grande sconosciuta, un argomento che suscita diffidenze e paure.

La causa di questo atteggiamento sbagliato, dipende dalla confusione che spesso si fa tra politica intesa come attività sociale ed attività partitica. La vita di partito non è che uno dei tanti modi attraverso il quale un cittadino può fare politica.

In realtà un cittadino può fare politica partecipando ad attività sindacali, ai comitati di quartiere, alla vita culturale, ai gruppi spontanei, ai consigli scolastici o anche solo svolgendo il proprio ruolo di genitore o il proprio lavoro professionale.

Far politica, in altri termini, significa svolgere determinate attività in linea con le idee sociali che, a parere di chi opera, sono in grado di assicurare il maggiore sviluppo civile alla collettività.

Questo vuol dire che ognuno di noi “fa politica” molto più spesso di quanto creda, e che fa politica sia quando spinge verso una società più moderna, che quando tira verso una società “retrograda”; sia quando si batte per conservare i privilegi – a quelli che a qualsiasi livello possono esercitare il potere -, sia quando si batte per il riscatto degli emarginati, o per dare voce anche a chi non si sa imporre sulla scena pubblica. Con questo non bisogna credere che qualunque modo di far politica sia buono. Noi distingueremmo tra politica innovatrice e politica conservatrice, tra azione individuale e azione collettiva.

Quanto alla distinzione tra innovazione e conservazione, occorre tener presente che la storia dell’umanità è una storia di classi sociali emergenti che, col tempo, si sono via via sostituite a classi sociali dominanti.

Chi ha il potere lotta per conservarlo, chi non lo ha per conquistarlo. Perciò la politica orientata in senso statico, privilegia chi sta al potere, mentre quella in senso dinamico favorisce chi lotta per il mutamento sociale, per la ridistribuzione del potere, per la gestione del lavoro da parte dei lavoratori, per la promozione di eventi culturali innovativi e alternativi, per le riforme e, in alcuni casi, per la rivoluzione. Noi possiamo impegnarci individualmente, attraverso un’azione solitaria che ci lascia moralmente soddisfatti; ma che finisce col risultare poco efficace. Il modo migliore, a nostro modesto parere, di fare politica è quello di unirsi a  chi la pensa come noi, a chi insieme a noi può cambiare qualcosa.

By | 2018-07-18T09:16:25+00:00 mercoledì, 18 luglio, 2018|Uncategorized|0 Comments

RACCOLTA E DONO


“Bisogna sempre lasciare qualcosa nel piatto”

La generosità è anche un fatto di educazione, sganciarsi dalle avidità. Prendere meno di ciò che si ha bisogno, e cercare di dare più di quel che si può. È sentire la presenza degli altri e rispettare i loro bisogni, senza consumare tutto, ci si diverte lo stesso, anzi di più.

La solidarietà, alle persone interessate e devastate da fenomeni catastrofici (come un terremoto), si può esprimere: o con la donazione, diretta e invisibile, individuale; oppure attraverso la raccolta, associata e pubblica, spesso in occasioni di feste ed eventi aggregativi. In queste manifestazioni, parte del nostro contributo partecipativo, viene devoluto per ricostruire spazi e risorse a chi, momentaneamente si spera, non può averle a disposizione come noi.

La comunità di RiPiaNibbi è riuscita in questo. Si è educata alla generosità, condividendo un grande e significativo evento, come quello della “Pizza Scima”.

Onore e merito, quindi, anche e soprattutto agli organizzatori, che l’hanno resa possibile: il contributo alla ricerca prima, ed ora anche la solidarietà sociale.

Noi siamo tutto questo: divertimento, sostegno e partecipazione. E forse anche di più!

“bisogna sempre lasciare qualcosa nel piatto… per farlo sembrare ricco e permettere di giocare a chi non può puntare

By | 2018-06-05T22:22:45+00:00 martedì, 5 giugno, 2018|Uncategorized|0 Comments

ONORE E FIEREZZA

“ Il mondo è cambiato più nell’ultimo trentennio di quanto non sia mutato dopo Gesù Cristo ”

 

Noi conosciamo bene il nostro popolo! Non si saprà mai fino a che punto arrivava la decenza e l’integrità spirituale di questa comunità; una tale delicatezza, una cultura così profonda. Non si ritroveranno più. Né tale finezza, né tale ponderatezza nel parlare. Quella gente arrossirebbe per il modo in cui noi parliamo (giovani, ma anche meno giovani ed anziani), che poi è il modo borghese ( e per “Borghese” intendiamo: la classe che ha guidato la modernizzazione economica secondo cui il borghese è il portatore di una mentalità caratterizzata dal conformismo, chiusa nella sfera del particolare, antieroica, sorda ai superiori interessi della collettività). E oggi, tutti sono borghesi. Tutto il mondo lo è. Abbiamo conosciuto contadini prima, e poi operai, che avevano voglia di lavorare, che al risveglio pensavano solo al lavoro. Si alzavano la mattina cantando all’idea di andare a lavorare, e cantavano quando arrivava l’ora di mangiare. La loro gioia, la radice profonda del loro essere stava nel lavoro, la loro stessa ragione di vita. C’era un onore incredibile, nel lavoro, il più bello degli onori, il più cristiano, il solo forse che possa rimanere in piedi.

Che resta oggi di tutto questo? Come hanno potuto trasformare il popolo più laborioso della terra, il solo popolo, forse, che amava il lavoro per il lavoro e per l’onore di lavorare?

C’è stata la rivoluzione cristiana. E c’è stata la rivoluzione moderna. Queste sono le due rivoluzioni da ricordare. Un artigiano di quei tempi era un artigiano di un qualsiasi periodo della cristianità. E forse senz’altro di un qualsiasi periodo dell’antichità. Un artigiano di oggi non è più un artigiano. In questa bella fierezza del proprio mestiere convergevano tutti i sentimenti più belli e più nobili. Una dignità. Una fierezza. “Non chiedere mai nulla a nessuno”, dicevano. Queste sono le idee con cui ci hanno educato. Perché cercare lavoro non era chiedere. Era la cosa più naturale del mondo, la più normale delle richieste, anzi, non era neppure una richiesta. Significava solo prendere il proprio posto in fabbrica. In un’ambiente operoso significava prendersi il proprio posto di lavoro, che era lì ad aspettare. In quei tempi (quando i contadini cominciarono a non bastare più a sé stessi) un operaio non conosceva il significato della parola raccomandazione. È la borghesia che raccomanda. È la borghesia che, imborghesendoli, ha insegnato loro a raccomandarsi. Oggi in questa stessa insolenza e in questa brutalità, in questa specie di incoerenza in cui essi esigono delle rivendicazioni, si sente subito questa sorda vergogna: di essere quasi obbligati a raccomandarsi, di essere costretti, dagli eventi della storia economica, a elemosinare. Sì, ora essi chiedono agli altri. Anzi, pretendono tutto da tutti. Ma esigere è sempre chiedere. È ancora servire. Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Avevano un onore assoluto, come si addice solo all’onore.

(Alcuni dei nostri “Operai”, nelle montagne Svizzere, degli anni ’50/60)

Nel tempo libero

 

Al lavoro

 

 

(Alcuni dei nostri “Operai/contadini”, nelle nostre campagne)

Tosatura delle pecore

 

Mietitura del grano

 

Nel tempo libero

By | 2018-05-20T11:18:06+00:00 domenica, 20 maggio, 2018|Uncategorized|0 Comments

INFANZIE

Da piccoli eravamo tutti piuttosto mingherlini, forse mangiavamo poco!? Certamente non in abbondanza, quindi carenza di grassi, vitamine, zuccheri ecc. ecc.( forse anche di affetto, di attenzione) e giacché quando ci era permesso giocavamo, bruciando presto tutte le calorie, insieme ad altri bambini, in strada – allora non pericolosa per la scarsità di macchine o moto e via dicendo. – Per mantenersi in forma particolarmente per i bambini non c’era bisogno della palestra, del nuoto, del footing… Per la maggior parte si facevano giochi di movimento.
Insomma aveva una certa pericolosità, ma permetteva la vita all’aperto, la socializzazione anche tra i due sessi, non troppo frequente, né ammessa al tempo in  quei giochi per lo più riservato ai maschi.
In ogni modo capitava a volte che svegliandoci presto al mattino avevamo fame ed allora scendevamo cauti in cucina a prenderci una fetta di pane. Oh, quell’odore che emanava dalla madia di legno – specie se il pane era stato fatto il giorno prima, in casa come al solito- com’era buono e invitante! Poi si risalia a mangiarlo in cameretta, in punta di piedi, per non farci sentire da mammà che dormiva nella camera accanto. Piano piano ci mettevamo a letto, che però sempre un po’ cigolava, poiché il “saccone”con le foglie essiccate delle pannocchie di granturco e lo smilzo materassino di crine posavano non sulla rete (allora “roba da signori”), ma su assi di legno con due trespoli in ferro, che al minimo movimento oscillavano e scricchiolavano … In silenzio ci scaldavamo con la testa sotto le coperte, anche perché le coperte erano sempre corte realmente e metaforicamente.

By | 2018-04-29T21:13:31+00:00 domenica, 29 aprile, 2018|Uncategorized|0 Comments

UOMO NATO DESTINO DATO

“Ommene néte destine assegnéte”

Un tradizionale detto popolare che giustifica la sorte di ogni uomo, la sua buona o cattiva sorte.

L’evoluzione della cultura sociale, tutti gli studi e le scoperte scientifiche, non hanno mai dato particolare importanza a questa semplice massima. Relegata nel novero dei vari proverbi di origine folcloristica, considerata mera espressione di “rassegnazione” di alcuni ceti, a particolari condizioni sociali e civili, che non potevano cambiare o determinare altrimenti.

Si instaura quindi il concetto di “Autodeterminazione”, e cioè la capacità insita in ogni essere umano di porsi obiettivi ed ottenere ciò che vuole. La Filosofia e le Scienze sociali indagano e promuovono in questo senso ogni azione individuale volta a superare i limiti del proprio status. Anche le classi più povere potevano abbracciare questo nuovo paradigma: “ognuno è artefice del proprio destino”; “il destino è come te lo fai”. Intanto, nelle Scienze cosiddette esatte, continua la ricerca: già con il biologo e filosofo Jacques Monod (premio Nobel per la medicina nel 1965), nel suo libro Il caso e la necessità condensa al meglio il suo rivoluzionario concetto filosofico – basato su studi scientifici – che lega ogni azione, accadimento, vicissitudine umana, anche alla struttura del DNA; fino ad arrivare agli attuali approfondimenti delle molecole che compongono quel lungo e contorto filamento che determina tutto ciò che siamo (il DNA e i suoi 46 cromosomi in cui si articola nel genoma umano). Il DNA, quindi, contiene tutte le informazioni genetiche riguardanti la nostra esistenza (ed è già dentro di noi, c’è sempre stato).

Se allora nel nostro DNA è ascritto ogni cosa, quel che saremo o diventeremo, e può dirci quanto possiamo vivere, quanto possiamo capire e fare – assestando un duro colpo e facendo vacillare anche quel dogma che è il “Il libero arbitrio umano”- ogni certezza di poterci autodeterminare nella vita e di essere unici artefici delle nostre scelte, dell’esistenza stessa, altro non è che un’illusione; riverberi di volontà, magari, che ci danno la possibilità di attuare tante profezie che si auto avverano, ma che comunque ci porteranno allo stesso risultato: “Ommene nate, destine date”

Abbiamo assistito a massicce divulgazioni mediatiche e condivisioni social, a imponenti produzioni letterarie, tutte che esaltano la convinzione individuale di autodeterminarsi. Ma alla luce di questa parabola evolutiva, dal sociale allo scientifico, appare alquanto strano – se non paradossale –  dover tornare al nostro iniziale aforisma esistenziale. Questa sorta di fatalismo, originato dalla cultura popolare, che a questo punto si connota di proverbiale saggezza in quanto, senza studi scientifici e senza orientamenti filosofici e psico-sociologici, già sapeva e sa (almeno in quelle realtà sopravvissute ai condizionamenti e alle mistificazioni di ogni sorta) che: “Uomo nato destino dato”.

«La vita è un labirinto di strade che portano tutte a un’uscita, che è poi la stessa entrata.»

 

By | 2018-04-07T20:48:08+00:00 sabato, 7 aprile, 2018|Uncategorized|0 Comments

POPOLO

Un Popolo

C’era un tempo in cui non si guadagnava quasi nulla. Non si riesce a immaginare quanto fossero bassi i salari. Eppure tutti mangiavano. C’era, anche nelle case più umili, una specie di benessere di cui si è perduto il ricordo. Non si facevano conti. E non c’era bisogno di contare. Ma si potevano crescere i figli. E quanti se ne crescevano. Non esisteva questa paurosa strozzatura economica che ora, da un anno all’altro, ci dà un nuovo giro di vite. Non si guadagnava niente; non si spendeva niente; e tutti campavano. Non si può neppure immaginare come fosse sana, allora, questa razza. E soprattutto quel buonumore, generale, costante, quel clima di allegria. E quella felicità. Quell’atmosfera di felicità. Certo non si viveva ancora nell’uguaglianza. Non si pensava neppure all’uguaglianza sociale. Oggi non si parla che di uguaglianza. E viviamo nella più mostruosa ineguaglianza economica che forse sia mai esistita. Vivevano, allora. Mettevano al mondo dei bambini. Non avevano in nessun modo l’impressione che noi abbiamo, e cioè di essere ai lavori forzati. Non avevano, come l’abbiamo noi, questa impressione di strangolamento economico, di un collare di ferro che ci tiene per la gola e che ogni giorno si stringe di un giro. La morale era: che un uomo che lavora e si comporta bene sarà sempre sicuro che nulla verrà a mancargli. E ci credevano, ed era vero. Questa vecchia morale tradizionale, della fatica e della sicurezza del salario, della sicurezza della ricompensa, purchè si rimanesse entro i limiti della povertà, e di conseguenza, e infine, della sicurezza nella felicità. Abbiamo conosciuto un tempo, abbiamo vissuto un tempo in cui questo era la realtà. Un uomo che si limitasse nella povertà era al contempo garantito nella povertà. Era scontato che chi agiva secondo la sua fantasia, arbitrariamente, chi entrava in gioco, chi voleva sfuggire alla povertà, rischiava tutto. Chi voleva giocare, poteva perdere. Ma chi non giocava non poteva perdere. Non immaginavano neppure che stava arrivando un tempo in cui chi non giocava avrebbe perso comunque, continuamente e con maggior certezza di colui che gioca. L’inferno del mondo moderno: dove anche chi non gioca perde, e perde sempre; dove anche chi si limita nella povertà viene costantemente perseguitato; e persino nel rifugio stesso di questa povertà. Un detto del cristianesimo così recita: chi si umilia sarà innalzato e chi s’innalza sarà umiliato. Ma noi, la nostra società, siamo destinati ad inaugurare un regime in cui anche chi non s’innalza viene comunque umiliato. Servirebbe un coraggio dell’illusione che non abbiamo più. Sarebbe veramente triste vedere una generazione di anziani conservare tutte le proprie illusioni e vedere i giovani non averne più. Forse una cosa simile non era mai accaduto in nessun altro tempo. È un altro segno di questi tempi? Che uomini di settant’anni sono giovani e quelli di trenta/quaranta non lo sono più!

[Questo articolo trae spunto dal libro: Il denaro di Charles Péguy]

 

By | 2018-03-10T20:37:49+00:00 sabato, 10 marzo, 2018|Uncategorized|0 Comments

CULTURA AMBIENTALE & TURISMO SOSTENIBILE

CULTURA AMBIENTALE & TURISMO SOSTENIBILE

A parole nostre:

Lo scopo di questa iniziativa, che ha avuto già alcuni riscontri positivi, vuol essere quello di creare un’apertura, e di sensibilizzare l’attenzione sulle molteplici e ricche risorse che il nostro territorio possiede. Un territorio che, attraverso le sue peculiarità ambientali, paesaggistiche e culturali, può offrire (anche in termini economici) molto allo sviluppo di una cultura del turismo sostenibile. Un progetto, per esempio, potrebbe essere quello di creare un “Percorso”, che colleghi aspetti ambientali quali: antropologia del territorio, come processo culturale; enogastronomia; siti archeologici.

Alla luce di tutto ciò, ci rivolgiamo a: Istituzioni e Amministrazioni pubbliche locali; Associazioni e singolo privato; a chiunque fosse interessato, con idee e volontà di realizzare qualcosa in questo ambito. Noi siamo e saremo sempre qui, in questo spazio di approfondimento culturale, per promuovere “Cultura” in tutti i suoi aspetti e declinazioni. Siamo qui, aperti e disponibili ad ogni forma di collaborazione, al fine di realizzare progetti (anche solo di “massima”) confezionati, pronti a presentarli all’occorrenza per poter accedere anche ai finanziamenti pubblici che, secondo noi, possono essere alla nostra portata, e ottenibili senza particolari difficoltà. Questo per valorizzare, finalmente e concretamente, il nostro meraviglioso e straordinario territorio. L’importante per avviarci, torniamo a ribadire, è la realizzazione di un “Progetto” (e noi uno già ce l’abbiamo) condiviso da tutto il Paese, per il Paese, anche solo in forma di “Bozza”.

L’obiettivo è “L’interesse pubblico”, recuperare (se mai lo è stato) entusiasmo e vocazione verso questo significato. Scoprire così che la realizzazione dell’interesse pubblico porta poi a ricadute feconde su quello “privato” e individuale.

In questo ambito, torniamo a ripetere, una corretta promozione e valorizzazione delle realtà del nostro territorio, possono certamente favorire lo sviluppo di un turismo che, per le sue peculiarità ambientali, paesaggistiche, geologiche e archeologiche, potrebbe senza dubbio definirsi sostenibile in un territorio pedemontano come quello casolano.

Ci è gradita ogni vostra notizia, considerazione o commento a riguardo.

Grazie.

 

Paesaggio

 

 

 

By | 2017-12-29T20:27:29+00:00 venerdì, 29 dicembre, 2017|Uncategorized|0 Comments