ONORE E FIEREZZA

“ Il mondo è cambiato più nell’ultimo trentennio di quanto non sia mutato dopo Gesù Cristo ”

 

Noi conosciamo bene il nostro popolo! Non si saprà mai fino a che punto arrivava la decenza e l’integrità spirituale di questa comunità; una tale delicatezza, una cultura così profonda. Non si ritroveranno più. Né tale finezza, né tale ponderatezza nel parlare. Quella gente arrossirebbe per il modo in cui noi parliamo (giovani, ma anche meno giovani ed anziani), che poi è il modo borghese ( e per “Borghese” intendiamo: la classe che ha guidato la modernizzazione economica secondo cui il borghese è il portatore di una mentalità caratterizzata dal conformismo, chiusa nella sfera del particolare, antieroica, sorda ai superiori interessi della collettività). E oggi, tutti sono borghesi. Tutto il mondo lo è. Abbiamo conosciuto contadini prima, e poi operai, che avevano voglia di lavorare, che al risveglio pensavano solo al lavoro. Si alzavano la mattina cantando all’idea di andare a lavorare, e cantavano quando arrivava l’ora di mangiare. La loro gioia, la radice profonda del loro essere stava nel lavoro, la loro stessa ragione di vita. C’era un onore incredibile, nel lavoro, il più bello degli onori, il più cristiano, il solo forse che possa rimanere in piedi.

Che resta oggi di tutto questo? Come hanno potuto trasformare il popolo più laborioso della terra, il solo popolo, forse, che amava il lavoro per il lavoro e per l’onore di lavorare?

C’è stata la rivoluzione cristiana. E c’è stata la rivoluzione moderna. Queste sono le due rivoluzioni da ricordare. Un artigiano di quei tempi era un artigiano di un qualsiasi periodo della cristianità. E forse senz’altro di un qualsiasi periodo dell’antichità. Un artigiano di oggi non è più un artigiano. In questa bella fierezza del proprio mestiere convergevano tutti i sentimenti più belli e più nobili. Una dignità. Una fierezza. “Non chiedere mai nulla a nessuno”, dicevano. Queste sono le idee con cui ci hanno educato. Perché cercare lavoro non era chiedere. Era la cosa più naturale del mondo, la più normale delle richieste, anzi, non era neppure una richiesta. Significava solo prendere il proprio posto in fabbrica. In un’ambiente operoso significava prendersi il proprio posto di lavoro, che era lì ad aspettare. In quei tempi (quando i contadini cominciarono a non bastare più a sé stessi) un operaio non conosceva il significato della parola raccomandazione. È la borghesia che raccomanda. È la borghesia che, imborghesendoli, ha insegnato loro a raccomandarsi. Oggi in questa stessa insolenza e in questa brutalità, in questa specie di incoerenza in cui essi esigono delle rivendicazioni, si sente subito questa sorda vergogna: di essere quasi obbligati a raccomandarsi, di essere costretti, dagli eventi della storia economica, a elemosinare. Sì, ora essi chiedono agli altri. Anzi, pretendono tutto da tutti. Ma esigere è sempre chiedere. È ancora servire. Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Avevano un onore assoluto, come si addice solo all’onore.

(Alcuni dei nostri “Operai”, nelle montagne Svizzere, degli anni ’50/60)

Nel tempo libero

 

Al lavoro

 

 

(Alcuni dei nostri “Operai/contadini”, nelle nostre campagne)

Tosatura delle pecore

 

Mietitura del grano

 

Nel tempo libero

By | 2018-05-20T11:18:06+00:00 domenica, 20 maggio, 2018|Uncategorized|0 Comments

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Impiegato Giunta regionale Abruzzo, laureato in Sociologia, specializzato in Organizzazioni e Relazioni Sociali, master in Direzione e Manegement dei Beni Ambientali. Promuove eventi e attività culturali; gestisce la Mediateca regionale; è referente della Legge regionale che disciplina le attività cinematografiche, audiovisive e multimediali, presso l'Agenzia di Promozione Culturale di Lanciano; è referente del prestito e-book. sulla piattaforma regionale.

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