Home 2017-08-09T14:06:41+00:00

PERCHE’ QUESTO BLOG?

  1. Intercettare e interfacciare le attività, sui Social e nella vita reale, avvicinarle e farle dialogare;
  2. Sviluppare un processo di comunicazione trasversale, che si alimenti di contenuti partecipati, e produca azione intellettuale e relazionale;
  3. Realizzare progetti ed eventi di promozione culturale, al fine di accrescere e diffondere il benessere sociale, nella comunità di RiPiaNibbi, per esempio:

di portare avanti progetti di solidarietà sociale, di stimolare la partecipazione alla cosa pubblica, di rivalutare e salvaguardare la propria identità rurale e contadina, anche attraverso la sua capacità e forza di espressività gergale ed idiomatica.

attivare un Forum di discussione sulle tematiche di interesse più condivise; cercare di rivitalizzare l’entusiasmo, la convivialità e il carattere festoso che, per eredità generazionale, contraddistingue da sempre questa comunità,  e lo trasmette  in ogni manifestazione sociale o eventi ricreativo, sportivo e culturale cui partecipa.

Partendo dal presupposto che la cultura e la lettura sono indispensabili per la crescita civile di una popolazione, capaci di favorire un maggior senso civico ed il rispetto nei confronti dell’altro, ci proponiamo di organizzare costantemente campagne sociali che possano vivere sui diversi canali d’informazione. Iniziative ed attività capaci di sensibilizzare l’opinione pubblica su temi di strettissima attualità. Focalizzeremo l’attenzione sulla valorizzazione e la tutela del patrimonio artistico e la salvaguardia dei beni paesaggistici, potendo contare sul sostegno da parte delle Istituzioni, dei protagonisti del mondo dell’editoria e della gente comune.

Particolare attenzione sarà volta nei confronti di tutte quelle attività ed iniziative che possono favorire e promuovere la lettura e la formazione di un’opinione critica, vere e proprie fondamenta sulle quali si basa la civiltà e la crescita di un popolo.

NON LASCIARE CHE IL TEMPO SCORRA PER NULLA … DISCUTIAMONE… QUI

LA CORONA AI CADUTI

Festa015

L’annuale ricorrenza della festa, in onore di S.M. Ausiliatrice, si arricchisce rinnovandosi della sentita cerimonia di commemorazione ai caduti in guerra (le tristi e orrende due guerre mondiali). Si rinnova quindi “La Memoria”, non solo delle vittime di guerra in quanto soldati, ma anche di tutte quelle civili che sono morte durante e negli anni successivi alla fine della guerra, a causa del suo nefasto “lascito ereditario”, i cui effetti perversi hanno fatto sì che (anche nella nostra contrada) semplici e ignavi contadini, lavorando la terra, sono stati dilaniati dallo scoppio di bombe rimaste sepolte inesplose (disseminate come strani semi improduttivi e distruttivi) alle radici di un’albero, piuttosto che in un campo d’erba o di grano. C’è da considerare però che, pur rimanendo e trasmessa alle generazioni susseguenti, la memoria, si riduce sempre più ad atto istituzionale. Fino a non molti anni fa, infatti, esistevano ancora molte famiglie che avevano avuto un caro da ricordare, con la cerimonia della corona ai caduti, che vedevano la partecipazione di tutta la comunità e, queste famiglie, facevano quasi a gara per prenotarsi ogni anno presso la commissione festa o direttamente al parroco, per accollarsi con orgoglio e soddisfazione il nobile compito di fare la corona e farla venire a prendere, presso la propria abitazione, da tutti in corteo e accompagnati dalla banda. Poi offrivano un rinfresco di benvenuto e si ripartiva per deporre la corona sulla lapide, dove è posta nella facciata d’ingresso della chiesa. E’ chiaro che questo tipo di festa (che resiste ancora nelle tradizioni di  piccole realtà rurali come la nostra) si connota sia di elementi di raccoglimento religioso, quanto di quelli civili o laici e ricreativi, nonchè appunto di quelli commemorativi. Ma come possiamo capire, questi momenti, anche se vissuti separatamente, in fondo si ricollegano tutti. L’importante però, noi pensiamo, è non farsi strumentalizzare e limitare da schemi celebrativi e commemorativi di qualsivoglia parte, politica, religiosa ecc… perchè bisogna esercitare resistenza, ogni giorno, ad ogni tipo di guerra. Le guerre non vanno combattute, in nome di niente e nessuno, così da non dover più ricordarle. Dobbiamo resistere, con la disobbedienza, condannare ogni tipo di guerra, tutte le guerre che nel mondo ancora si fanno per pseudo-ideali o interessi politici, economici e religiosi, le cui esaltazioni vogliono imporre le verità di parte e le morali di chi le giustifica,  nel segno di una colonizzazione culturale e intellettuale o nel voler imporre un modello di pace e di civiltà. Tutto questo non solo attraverso discutibili forme di rieducazione dottrinaria (già di per sè deplorevole) quanto anche con azioni di forza e di coercizione, o ricorrendo alla guerra. Ai tempi delle due guerre mondiali non c’era ancora la coscienza (come anche possibilità di scelta) di “disobbedienza” e di “resistenza”, e il precetto alle armi, quindi, era un dovere ineludibile (spesso ammantato da sentimenti nazionalistici e di millantata giustizia, con il culto del nemico da demonizzare) a cui nessuno era in grado di sottrarsi o rifiutare, e pochi erano dotati della consapevolezza che la guerra non è mai giusta, ogni guerra è ingiusta. Oggi però questa consapevolezza esiste, ce l’abbiamo, perchè ci coinvolge tutti e ne possiamo verificare subito gli effetti, in qualsiasi parte del mondo essa avvenga.

Alla luce di tutto ciò, pertanto, ci possiamo disporre a ricordare e commemorare, con dignità, i nostri caduti.

DSC_6234 DSC_6246 DSC_6261 DSC_6272 DSC_6297 Festa005 Festa013

 

Festa030

 

 

 

By | sabato, 27 maggio, 2017|Categories: Uncategorized|0 Comments

“POPOLO UNITO, TERRA DISFATTA”

Cari concittadini di RiPiaNibbi, come vedete, un caratteristico e significativo proverbio della nostra cultura contadina, questa volta lo abbiamo messo a “pieno Titolo”.

Questo infatti è un appello alla vostra “Partecipazione”.

Quello che vi presentiamo è un progetto, che si ricollega proprio al quel filo conduttore che ci lega alle nostre origini, di popolo cooperante che all’occorrenza si aiuta a vicenda (come quando, per i grossi lavori in campagna: mietitura, zappattura, raccolta olive, aratura, trebbiatura, ecc… si faceva “aiuta fra aiuta”).

Il nostro progetto, perciò, è quello di unire tutte le forze “in campo”, per poter continuare a fare insieme tutto ciò che ci serve e ci piace. Per fare questo ora, però, c’è bisogno di molte persone, per costituire una grande “squadra”.

Sarà una nuova forma di gestione, Associata, dove ognuno porterà il proprio contributo “Ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni” (questa frase, resa celebre da Marx, è in realtà presa dagli Atti degli apostoli
[cfr. At 4, 35]). Un concetto che, in un ideale elevato di società più redistributiva e a misura d’uomo, può essere realizzato nel nostro piccolo contesto di comunità rurale.

Rinnoviamo, pertanto, l’appello a presentarvi numerosi giovedì 25 maggio 2017 (ore 21,00), presso il Circolo, per dare la vostra adesione. Di seguito vi poniamo in visione i punti salienti riassunti nel Manifesto.

ASSOCIAZIONE RiPiaNibbi

            Come condiviso nel corso dell’ultima riunione presso il Circolo Libertas, nella quale l’attuale Comitato ha presentato le proprie dimissioni, si potrebbe cercare di costituire una nuova associazione, che raccolga gli attuali gruppi organizzativi e che mantenga vive le principali attività della comunità, oltre che lo stesso Circolo.

            A seguito di una serie di riunioni, si è stabilito di provare a raccogliere gli attuali gruppi ed associazioni (Circolo, sito Ripianibbi, Gruppo Mascarata, Gruppo Vecchio Sentiero, eventuale torneo di calcetto, Sagra della Pizza Scima) sotto un unico assetto organizzativo, con lo scopo di suddividersi i compiti, allargando la partecipazione popolare ed organizzativa, e, soprattutto, di garantire continuità alle attività comunitarie di Pianibbie Ripitella.

            A tale scopo, visti i tempi già trascorsi e la necessità di prendere una decisione nei termini utili per portare avanti le attività in programma, abbiamo stabilito di fissare una data ultima per la costituzione di tale nuova Associazione.

            L’Associazione si chiamerà Ripianibbi ed avrà finalità socio-culturali e ricreative. Sarà, ovviamente, senza alcuno scopo di lucro e raccoglierà, se ci riusciamo, quante più persone possibili, per aver modo di suddividersi al meglio i vari compiti.

            L’Associazione sarà costituita presso l’Agenzia delle Entrate (come necessario per dare validità all’organizzazione) la mattina di Venerdì 26 Maggio.

            La costituzione della stessa sarà vincolata ad una significativa partecipazione della comunità; pertanto, la sera di Giovedì 25 Maggio, alle ore 21:00, si terrà un incontro presso il Circolo per raccogliere le firme di chi ha piacere, interesse e volontà di prendersi una parte di impegno.

            Decideremo la sera stessa se il livello di interesse e partecipazione è sufficiente per garantire la costituzione di tale Associazione (ognuno/a sarà chiamato/a a fornire disponibilità a destinare una quota del proprio tempo alla organizzazione e gestione delle varie attività; ognuno/a per la propria competenza e responsabilità).

            Qualora nel corso dell’ultimo incontro di Giovedì 25 Maggio non si dovesse ricevere adeguato livello di partecipazione (nessun problema, ovviamente, ma resta la necessità di definire una scadenza e di conoscere se e quanto questa comunità voglia ancora mantenere in vita processi di socializzazione ed eventi aggregativi), la conclusione sarà quella di riconsegnare le chiavi del Circolo al Comune e di non garantire da quest’anno continuità ad una buona parte delle iniziative che hanno cercato di continuare a caratterizzare Pianibbie Ripitella (torneo di calcetto, festa messicana, feste al Circolo, passeggiata Vecchio Sentiero, Sagra della Pizza Scima, ecc …).

                                                                    per conto della futura ASS. RiPiaNibbi

                                                                                    Pierluigi Di Bartolomeo

By | mercoledì, 10 maggio, 2017|Categories: Uncategorized|0 Comments

TRA METAFORA E REALTA’

Immaginate un mondo, dove tutti dicono la verità e nessuna sa cosa sia la bugia. In questo mondo chi scoprirà, e riuscirà a dire le bugie, potrà ottenere quello che vuole. Ma presto si uniformerà, perchè tutti prima o poi scopriranno questa possibilità.

Immaginate anche un mondo, dove non esiste la verità e nessuno l’ha mai detta. Chi riuscirà a dirla potrà cambiare tutto, ottenere ciò che vuole. Almeno fino a che  non la useranno tutti, e così anche questo mondo si saturerà.

Voi a quale mondo pensate di appartenere: al primo? forse più al secondo?

Bene, ne esiste un terzo di mondo. Dove si dosa bugie e verità, ma solo per far bene a se stessi e agli altri. E’ il mondo della MASCHERATA… Immaginate! Immaginate!… Guardiamo il mondo in modo diverso! A volte l’Immagine può coincidere con la realtà; l’immaginazione può diventare realtà.

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

_DSC1932

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

_DSC1914

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

Mascarata 2017

By | lunedì, 24 aprile, 2017|Categories: Uncategorized|0 Comments

ARTE

“Per sfuggire al mondo non c’è niente di più sicuro dell’arte e niente è meglio dell’arte per tenersi in contatto con il mondo.”

[Johann Wolfgang Goethe]

paul-gaugoin-la-donna-in-quanto-generatrice-della-vita-e-portatrice-di-valori-positivi

L’arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme di creatività e di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate o acquisite e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall’esperienza.

l’arte è un prodotto dell’uomo per l’uomo.

“La bellezza non può salvarsi se non in forza di quella che chiamiamo bruttezza, che sorprende, sconcerta, suscita angoscia e per alcuni godimento”.

L’arte è prodotta da tutti gli individui che si sentono stimolati a questo tipo di produzione: la casalinga che prepara la tavola per un pranzo festivo, colui che cura il giardino
In altre parole l’arte è sia il bello che il brutto, e la fanno tutti in tutte le attività umane. Ma l’arte può anche influenzare il comportamento sociale, perchè fornisce modelli e simboli che rappresentano lo stile dell’epoca.

RiPiaNibbi e i suoi abitanti è intrisa di Arte, perché rappresenta se stessa.

By | lunedì, 20 marzo, 2017|Categories: Uncategorized|0 Comments

la Mascarata 2017… non conclude

« Il dilemma della Mascarata non è “Essere o non essere” ma “Dire o non dire”, perché: se “dice e nen dice” puòche le capisce; se “Dice” cacchedùne se la pije »

Sul significato, tradizione e satira della mascarata  abbiamo già ampiamente parlato nel precedente articolo di apertura. Per tutti quelli che non hanno visto le nostre esibizioni, colto tutti i particolari o comunque si sono persi qualcosa, vogliamo semplicemente, sperando di fare cosa gradita, riproporre e illustrare i contenuti:atti, misfatti, frizzi e lazzi di questa particolare opera di Commedia popolare dell’arte. Con particolare dedica ai nostri estimatori sparsi per il mondo, a tutti i paesani, appassionati, simpatizzanti, nostalgici della comunità e della cultura che ci contraddistingue.
Cominciamo con il presentarvi: autori, interpreti e personaggi, regia, fotografia, organizzazione, gestione, adattamento, comunicazione, grafica pubblicitaria, sostegni logistici e collaborazioni.
  • Autore della Storia: Pietro Vizzarri;
  • Autore della Satira/Sfottò e regia, pubblicista, organizzazioni, relazioni sociali, attore: Giuseppe Capuzzi (nella parte di Presentatore);
  • Elaborazione grafica e Comunicazione, attore: Nicolas Fiore (nella parte di Madre di famiglia);
  • Organizzazione, riprese video, attore: Luigi Vizzarri (nella parte dell’Avvocatessa Tiracannelli);
  • Adattamento della storia: Emilio Capuzzi, Luigi Vizzarri, Giuseppe Capuzzi;
  • Fotografia: Manuela Travaglini;
  • Attore: Pieragostino Travaglini (nella parte di Padre di famiglia);
  • Attore: Mauro Di Iorio (nella parte di Figlia Santina);
  • Attore: Francesco Verratti (nella parte di Figlia Isabella);
  • Attore: Antonello De Luca (nella parte di Ragazzo di Santina Riccardo);
  • Attore: Adelio Carideo (nella parte di Pulcinella);
  • Attore: Vincenzo Talone (nella parte del Prof. Cagliostro amante di Santina);
  • Attore: Falco Travaglini (nella parte del Giudice Mocipensoio);
  • Attore: Nico Civitella (nella parte dell’Avvocato Cummenda);
  • Attore: Lorenzo Mancini (nella parte dell’Avvocato Bracalone);
  • Attore: Alessandro Verratti (nella parte dell’Avvocatessa Allisciapelo);
  • Attore: Nicola Imbastaro (nella parte del Ginecologo Fija Fije);
  • Attore: Luca Pettinari (nella parte del Prete Don Luca);
  • Attore: Mario Verratti (nella parte dell’Infermiere/ostetrico);
  • Attore: Pierluigi Di Bartolomeo (nella parte del Carabiniere/Appuntato);
  • Attore: Germano Lannutti (nella parte del Carabiniere/Maresciallo);
  • Suonatore: Donato Travaglini.
Tutti gli interpreti hanno collaborato alla messa in scena della rappresentazione.
Hanno collaborato: Il Circolo ricreativo “Libertas” di Pianibbie; Gianna Candeloro; le Contrade di (Verratti, Laroma, Guarenna, Pianibbie, Casoli Paese); L’Amministrazione comunale di Casoli.
COMINCIA COSÌ
Buona sera bella gente, /tra na risate e nu cumplemènde /ecch’è  ‘rrevate carnevale, /festegge pure chi ste male.
Quend’arrive sta iurnète /a ‘rcumijàte  giè l’annete /sa ‘rsvùsceche tutte la vite, /ugne quande stè ‘vvelite.
SATIRA/SFOTTÒ
Nù seme meschere burlone, de na sucietè serie e cundegnose. Ma pe sdrammatezzè hema dire cacche mattetè, eppoje se sé! “La Meschere” ammisteche buscìe e veretè.
VERRATTI:
A la Mascarata 2016, Verratte, tènde l’homa avandiéte, ma a la Passeggiate de primavere n’hà partecipate; strada facende se’rchiappàte, pecchè lu Cumblemende ha preparate.
LAROMA
Larome, st’enne, nà ‘bbrillate tende, a lu Cumune ha perse nu presidende e a la Feste n’ètre ha’rcunfermète. ‘Nzìsta, ‘nzìsta ghe la liva ‘ndòsse, ca vò fè nu merchie DOP! Nà capite ca la moschele ja’rcàpe la scorce e se megne pure lu nocce. Sa’rtrove, accuscì, a prutegge sole nu mèrchie, de n’uòje o fraceche o avvelenète! Se salviéte però ghe na squadre de giuvene affiatàte, che a le jiuòche senza cunfine ha vengiùte quase tutte le sfide; accuscì a lu 2016 è state la prima squadre a venge lu turnèe.
CASELE
Home dice!.. ca Casele “stè sembre a la finestre”… a critechè. Ce stè pure La Logge che Parle, ma quelle è n’etra cosa ‘pparte, e perciò pe ‘mmò sé salvate. Ma mò Casele stè cagnè e a le cundrade se stè ‘vvicenè, pure pecchè lu Paese se stè frantumè. L’henne passate l’heme ditte nù di ìje pure a Casele, e l’Amministrazione ha’rsposte subbete cundende… ma aspettete sole nu mumende! che a Don Gennere addummannéme! È Quareseme!.. nà’vessème arcevere na scumuneche dall’Arcipréte! ‘Nfatte fù! Cià date lu vete, pecchè ‘nvadavéme la Quareseme, e la “Cummedie” disturbe la Prejiére. Ma nù né uffendéme “deijune e pendemende”, nù arcundeme sole fatarielle de la ‘ggende, a lu ‘cchiù cia’ccundendeme de nu semblece cumblemènde. Stenne la Feste è state grende! na sfelate a le Salute, immense!. Ste ‘ggiuvene casulene è ‘rscite a fè spusè lu sacre a lu prufène, ugnune suddesfatte e cundende pe lu ‘bbéne de tutta la ‘ggende. L’Amministrazione cumunale, poije, st’enne cià pulìte! Tra vutazione, asfalte e manutenzione, a lu Corse de Casele st’estate, nen zé vedeve menghe na moschele! Forse perciò cia’rmesse dù live addò steve la ‘bbenzine!
STAZIONE
La Stazione de Casele sa sembre vulute sviluppè e lu premete cummerciale a lu paese a’rfreghè, ma ce scite sole nu quadrènde. Se nen fusce pe Eurospin giè s’avésse accattàte tutte le cinìse, che mò ha messe pure nu risturènde, ma a magnè menghe isse ce vè! Ce stè la crisi! nesciùne fè le fije! ha chiuse pure Capuzzìne, pecché  nen ge stè ‘cchiu le bambine! Sole Agripiù tire a fè caccose de ‘cchiù, e ‘ccuscì: vénne, vénne! Ma lu persunele ne la’umènde…e ‘ngiè! Ca mò ce stè le pinziunète, e se vò cambè ha dà cundenuè a fatejè! La Stazione è però ‘mburtènde, se vuò jìe a Casele o cacche altra vènne, cià da passè ‘mmezze. Na vote teneve pure lu trene che culleghéve; mo però tè: Pompe de ‘bbenzine, Acque e sapone, Scuolabbus e Revisione. Forse vuleve quadrè lu cerchie, ma sole nu trièngule ‘mmène jé ‘rmèste!
GUARENNA
Guarenne, ‘nmezze a quattre strade la Nòve da la viécchie sparte; le Meruòcele sembre allòche e la Ròsce nen ze sé ‘ddò! Ghé poca tradizione, tra na coste e nu fiume, po’ vandè sole l’arrìgazione. L’estate scorse, a le juòche senza cunfìne, ghe na squadre de ‘ggiùvene agguerrìte se ‘ddestinte a la prove de fatìche!.. ghe nu colpe de rìne, a lu tire a la fùne, sa teràte pure Larome ghe tutte le ‘cchiù fuòrte cambiùne. De le biciclette e dell’Oasi de Serranèlle se  fè vente, ma ha’dà cummètte ghe Altine e Sènde Sègne! Certe, Guarenne, se sviluppate: tra bistecche de vitelle e salème de maiale, a poca distenze une fè cacche Kilometre e l’atre zere! Ma arfurnisce la cuntrade e nu poche tutte lu paese! A la Guarenne aumende Bar e Tratturìe, ma la ‘ggende sembre ‘nmezze a na vìje stè!
ASCIGNO
St’ènne Ascìgne lu spare pure l’ha fatte, ma na parte l’ha sparagnete pe le terremutate, e jì’lé ‘jìte a purtè proprie ‘mméne. A le giuòche senza cunfine le cambiùne de ascìgne, le ‘cchiù fuòrte!.. ma poche abbituijéte a la fatiche, ce l’ha messe tutte, ma a lu tire a la fune ha perdute. Pure d’Ascìgne ha vulute na piazze, sole can nen dè nu piène regulatore adatte, l’ha fatte, allòre, sotte a na fràtte… e chi ce càla alloca ’bbàlle?
PIANIBBIE:
Pianibbie: na scole come circule; pe pubbleca piazze na’ereoporte; na ‘cchiese come parrocchie; ‘cchiù case abbanduniéte che abbetiéte… nen dé nu ‘bbarraccone pe fè cacche rappresendazione (d’inverne, quende fore piove e fere lu vende). La nuvetè è che stenne ha cumejàte le jiuòche senza cunfine e Pianibbie nà ‘zzeccate le jòlle, sé pure avvelenète de peparole cucènde e nà servute a niende. Uènne è state, purtroppe, pure l’henne de dunazione e beneficienze. Ogni feste e ogne sagre ha fatte a gare, a dunè a le terrémotàte. La Parròcchie, che è parte de sta cumunetè, sembre ca nà dunète; la radio fanta(voci di popolo) dice ca esse le solde le tè, e pure naprìse, ma
[In questa comunità è passato il concetto che: la sfera della società civile può e deve contribuire economicamente e finanziariamente al mantenimento/arricchimento di quella ecclesiastica, ma non viceversa. Dal concordato stato-Chiesa, invece, si evince che la sovranità di ciascuna sfera debba essere rispettata, valorizzata e salvaguardata (come pure criticata quando è necessario) dalle altre sfere. Questo non esclude però, anzi esige, che ogni sfera si rapporti, dialoghi, si coordini (in modo paritetico) con le altre dando il proprio contributo alla vita dell’intero insieme sociale.] nà fatte dunazione e nen dè nesciùne cuntrebbùte a la porprie cumunetè; eppure lu Circule la use, pe fè catechisme a le uajùne, pe farce la messe quende argiuste la chiese, ecc… Ha penzate però, de fè restàure e vò ‘ccattè lucale, senza che nesciùne ha cunzultate … pe vedé, se a la cumunetè serve caccòse de ‘cchiù ‘mburtènde. A Pianibbie è preste spiegate la mahègne: chi cummènne lu sacre cummènne pure lu prufène, e perciò decide pe tutte quende, quelle che ‘bbone e quelle che ‘mmalamende, senza rendecònde e senza che la gente sé mèje niènde. A Pianibbie comùngue, ‘nniènzetutte, serve nu Cuperte. Ma Pianibbie è l’uneca contrada ca tenute lu Sindeche a lu Paese, e pe dù amministrazione; addò la ‘ggende tè lu fermende vive; viecchie e giuvene ste ‘ngumbagnìe; è piéne d’eniziative; se criteche ma nenze la pije!  Eppoi… tè nu BLOG a lu SÌTE de RiPiaNibbi, che arcònde storie a chi né la viste!
STORIA
Una famiglia di ricchi contadini hanno due belle figlie femmine : una è un pò zoccola, di nome Santina, ( vuole diventare dottoressa) l’altra seria, di nome Isabella (che desidera diventare avvocatessa). L’aspirante dottoressa Santina (di facili costumi) rimane presto incinta con  il suo ragazzo, Riccardo, che è  povero e per giunta sfaticato. Essa, però, se la fa anche con il suo professore ( Cagliostro) di Geografia. Santina cita in giudizio il suo professore affinché riconosca il bambino e sperando così di fare una vita comoda. Intervengono vari avvocati in difesa: di Riccardo ( Avvocato Bracalone), del Professore ( Avvocatessa Tiracannelli e Avvocatessa Allisciapelo) e  di Santina ( Avvocato Cummenda). Esce la sentenza un pò strana ( il Professore non c’entra niente, ma deve cedere la casa a Santina), il povero Riccardo non può più vedere il figlio che è affidato a Santina. Durante il processo, però, succede che Santina deve partorire d’urgenza. Così l’aula di tribunale, per necessità, si trasforma in sala parto (Intervengono i carabinieri: e li presento), i carabinieri chiamano un Dottore/ ginecologo con il suo Infermiere/ostetrico (poi esce una sorpresa: interpretata dal più giovane attore della compagnia). L’Avvocato Bracalone intanto, nell’occasione del processo, si innamora di Santina e la sposa. La famiglia diventa allargata, con loro va a vivere anche Riccardo.
OGGETTO DEL DIBATTITO
Qui è il concetto stesso di famiglia in discussione. Qua stiamo a parlare de la Famiglia!: quella sana, quella seria, quella bella. Quelle che pure a la miserie, trove lu senze pe ‘ijì ‘nnènze, aunìte e affiatiéte, come parti della stessa barca! Certe, quelle de na vote nan’è ‘cchiù ‘bbone! Pecché la femmene ere troppe sottomesse e poche o niende jere permesse. Mò però lu fatte… s’è ‘rcappellàte! De mane ha sburrate!. La femmene, oggi, nen fatije ‘cchiù pe curreje la famije e fè le fije, pecchè perde tembe e sa’rruvìne lu fìseche! Heeeh! Vò ‘pparì belle, e nen zò fè manghè niende e, perciò, ho fatejè sole pe fè carriére. Lu marite poi, lasséme stè, nen cummènne menghe sotte a nu pete de fichure! Sa’rtrove spaesate pure d’entra la case. Ugnune fè ‘ccoccia sé, senza na guida cunzijàte la famije s’è sciàurate, è na piènde ca perse la sumende. E perciò, annienze a lu Giudece apréme stu Debbattemende.
La vite e la sucietè presente, /ogni tente chegne vente, /la famije s’è sfasciate, /lu rispette se n’è andate.
Queste è na famije allargate, /povera a mè che ci so capitate, / stu pinsè muderne… è antiche /prime la cuocchie e poi la mijche.
LA MORALE DELLA STORIA

nen ge stè ‘cchiù la Famìje…de na vote!

 FINISCE COSÌ
Saluteme lu carnevale, /chi ci vò bene e chi ce vò male, /Buona sere a tutta sta gente, /che cià’scutate  attentamente.

« Dare uno stile interpretativo ad una Commedia popolare carnevalesca, come la Mascarata di RiPiaNibbi, significa: immaginare ogni gesto e ogni parola, dargli Forma mutevole, modulare i Suoni; fondere dramma e ironia con caricatura farsesca; far coincidere realtà e immaginazione. Rendere un’immagine reale, reale immaginazione!»

By | martedì, 7 marzo, 2017|Categories: Uncategorized|Tags: , , , |0 Comments
Read More

MASCARATA 2017 sa’rcumije da la famije

«Lu sfuttò de na Mascarata de carnevale è na cosa ciambicòse: se dice e nen dice… puoche le capisce; se le dice… cacchedùne se la pije!»

La nostra Mascarata di carnevale è autentica e unica nel suo genere: La compagnia, formata esclusivamente da attori maschi, più che vere e proprie maschere utilizza travestimenti come abiti, parrucche, cappelli e trucco; ogni anno crea una storia di fantasia prendendo spunto da fatti di vita reale, e la trasforma in commedia popolare; utilizza un particolare Copione che si compone in gran parte di battute scritte e definite, per il resto di scene semi-improvvisate; alterna parti (tutte quartine rimate e ritmate) recitate e cantate, in quelle cantate le ultime duine vengono cantate da tutti i componenti; la musica è sempre la stessa, con un’entrata in coro che introduce la storia e un finale di ringraziamento al pubblico presente; la rappresentazione si svolge in strada o in luogo chiuso, attorniato dal pubblico su un unico piano, senza palchi o rialzi vari; ogni anno si dà un taglio tematico diverso alla storia, per esempio: Politica, Famiglia, ecc… da cui si ricava una morale, una sorta di metafora esistenziale da declamare al pubblico.

Da uno studio, da noi effettuato nel panorama storico, dei vari generi di Commedia emerge che la nostra “Mascarata” si inserisce nel filone della Commedia dell’arte, si contamina di Commedia ridicolosa, assume forma e potenza “Proto-teatrale” e si caratterizza in “Arte di Strada”. Riportiamo di seguito, a supporto della nostra tesi di ricerca, alcuni riferimenti bibliografici e stralci enciclopedici. Abbiamo, inoltre, inserito nell’articolo una sintesi di “Storia e Tradizione del Carnevale” e, cosa ben più importante e attuale, affrontato il concetto di “Satira”, la sua funzione, la sua forma di comunicazione e il “Diritto di satira” tutelata, come forse ben pochi sanno, dalla nostra Costituzione. (Buona lettura)

La Commedia Ridicolosa fu un genere teatrale diffuso in Italia dall’inizio del XVII secolo che nacque dalla diaspora dei comici dell’arte verso le corti europee e continuò fino alla fine del Settecento.
La cosiddetta commedia ridicolosa nasce all’inizio del XVII secolo in area romana, ma presto si diffonderà in tutta Italia. La Ridicolosa è parente stretta della Commedia dell’arte con la quale condivide i personaggi e la letteratura dialettale.
Già fin dalla metà del secolo precedente la commedia aveva scoperto la comicità dell’inserimento dei dialetti sulle scene, due nomi per tutti: Ruzante e Andrea Calmo inseriscono il dialetto veneto popolare nelle loro opere. Ma colui che più di ogni altro s’avvicinò a questo tipo di commedia fu il perugino Sforza Oddi. Questo commediografo fu il primo ad usare personaggi della Commedia dell’arte inserendoli come comprimari nelle sue commedie, ma già siamo intorno al 1590 e la commedia degli Zanni ha ormai da tempo soppiantato la commedia erudita del Teatro rinascimentale. La differenza tra le due tipologie di commedia è la continuità della Ridicolosa sul solco tracciato dalle commedie del primo Cinquecento, che a loro volta avevano usato la struttura del teatro romano di Plauto e Terenzio.
La Commedia dell’arte, al contrario aveva puntato sulla bravura dell’attore, sull’improvvisazione, e sui canovacci, non tenendo conto delle “regole” teatrali tramandateci dai grandi teorici dell’antichità come Aristotele e Orazio. Infatti una delle grosse differenze fra la Commedia Ridicolosa e quella dell’Arte è la presenza, nel primo caso, di autori e attori dilettanti, come nell’erudita e la loro rappresentazione in teatri accademici, fuori dalle rotte delle compagnie degli attori professionisti.
Giulio Caprin, uno fra i primi che isolò il genere della Commedia ridicolosa, ci spiega bene nel suo articolo, La Commedia “ridicolosa” nel secolo XVII come:

« …erano i letterati che, per influenza dell’ambiente,

venivano incontro ai comici [dell’arte] più

che i comici non pretendessero imporsi ai letterati »

(Rivista Teatrale italiana, 1907)

Ma è in strada che il mestiere di “Dar Commedia”, ritrova la sua originaria forza “prototeatrale”, assumendo caratteri assolutamente innovativi, attraverso quel processo di unificazione di circo clownesco e teatro, che va sotto il nome di “Arte di Strada“.
 IL CARNEVALE: ORIGINE E TRADIZIONE
Il carnevale è una delle feste più antiche e conosciute del mondo: questa tradizione si fa derivare dalle Dionisiache greche o dai Saturnali romani, antiche festività durante le quali cessavano di esistere divisioni di classi e obblighi sociali, per lasciare il posto ai festeggiamenti e al divertimento, spesso accompagnati da scherzi e beffe da parte del popolo verso le autorità e da rappresentazioni sceniche di tragedie e commedie. Secoli dopo queste prassi furono riprese proprio durante il carnevale1 . Il carnevale, così come lo si conosce oggi, nasceva come una festa medievale, il cui significato era molto profondo.
Dal punto di vista linguistico, il termine carnevale deriva dal latino carnem levare, ossia “eliminare la carne”. Quando la festività fu assorbita e adattata alla tradizione cristiana, iniziò ad indicare il banchetto che si svolgeva durante il Martedì Grasso, l’ultimo giorno di carnevale, prima dell’inizio del digiuno e dell’astinenza, tipici della Quaresima, sua diretta antagonista tra le festività religiose e statali.
La tradizione vuole che il più antico carnevale di cui si abbiano notizie certe sia quello di Venezia, le cui origini risalgono alla fine del XI secolo: un documento del Doge Vitale Falier de’ Doni, che porta la data del 1094, parlava per la prima volta di carnevale, riferendosi all’insieme dei divertimenti pubblici che l’oligarchia veneziana concedeva alla popolazione.
Dal carnevale di Venezia la tradizione si sparse in tutte le regioni d’Italia, ognuna con le proprie caratteristiche e peculiarità, ma sempre all’insegna del divertimento, della beffa e soprattutto del mascheramento – che vedeva la creazione delle maschere più strane da parte di quelle botteghe che si stavano specializzando in quel periodo – oltre che dell’annullamento di tutte le differenze sociali. Caratteristica principale del carnevale, sin dai tempi più antichi, era infatti l’anonimato. Era abitudine indossare costumi e maschere che coprissero il volto e che nascondessero così l’aspetto e, quindi, la provenienza da un determinato ceto sociale, permettendo spesso anche prese in giro e derisioni di chi era al potere. Il mascheramento, come già accennato, derivava da tradizioni greche e latine e contemplava diversi soggetti: dai mostri demoniaci agli spiriti della terra, dagli animali ai servi e ai padroni. Dalla seconda metà del Cinquecento, però, le maschere del carnevale subirono una contaminazione proveniente da quella che, solo a partire dal Settecento con Carlo Goldoni, fu definita “Commedia dell’Arte”.
La maschera di Pulcinella conosciuta per la sua scarsa intelligenza e la grande cocciutaggine e la pasta ed il vino, poichè il personaggio amava mangiare, soprattutto nei momenti di pericolo ed il cibo non indicava solo una fame fisiologica, ma anche psicologica. Dall’Ottocento in poi, infatti, Pulcinella non incarnò più solo il classico ghiottone, ma rappresentò la fame dei poveri della società, cioè del proletariato che lo aveva assurto a simbolo. Maschera irriverente che adattava se stesso alle situazioni e a chi aveva di fronte per creare burle e prendersi gioco del pubblico, com’era tipico dei clowns e dei buffoni di tutto il mondo.
DIRITTO DI SATIRA
La satira è una forma di comunicazione, dalle origini molto antiche, che mira alla critica del malcostume della politica e della società. Tale critica viene spesso realizzata con toni aspri ed impietosi per promuovere il cambiamento dell’attuale situazione. Secondo la Corte di Cassazione la satira è una forma artistica che mira all’ironia sino al sarcasmo, esercitato nei confronti del potere di qualsiasi natura. Tale forma di comunicazione rientra nel diritto di manifestazione del pensiero riconosciuto dalla Costituzione e gode della tutela riservata dal costituente alle espressioni artistiche e culturali.
FUNZIONE DELLA SATIRA
La satira, come strumento di denuncia del malcostume della società e della politica, può realizzare un controllo sociale. Infatti l’artista satirico, nella sua opera o nelle sue espressioni, nel criticare i potenti o la società, richiama valori etici condivisibili dalla collettività ed invita a far riflettere. Quest’arte, in ogni epoca, può rivelarsi scomoda ed essere esposta a ritorsioni e censure.
LEGITTIMITÀ DELLA SATIRA RELIGIOSA
Nel caso in cui la satira sia esercitata nei confronti della religione, bisogna valutare entro quali limiti sia legittimo esercitarla: infatti al pari del diritto alla libera manifestazione del pensiero, anche la libertà di religione è tutelata dalla Costituzione. Inoltre occorre operare una distinzione a seconda che la satira si rivolga ad un destinatario ben preciso oppure a simboli spirituali e religiosi. Nel primo caso, valgono le regole sopra enunciate valevoli per qualsiasi destinatario. Sono note parodie e vignette riguardanti membri illustri del clero e dello stesso Pontefice. La situazione si fa più complessa nel caso in cui ad essere presi di mira siano simboli religiosi o una confessione religiosa nella sua totalità. In tal caso va fatta una distinzione: se la satira scaturisce da un avvenimento attuale, e vi è quindi un interesse pubblico, sarà legittima. Al contrario, se la satira viene posta in essere al di fuori di qualsiasi contesto, solo al fine di gettare discredito su una confessione religiosa, può integrare un comportamento penalmente rilevante, in primis il reato di vilipendio a una confessione religiosa mediante il vilipendio di persone.

LA SATIRA E’ UN DIRITTO SOGGETTIVO TUTELATO DALL’ART. 21 DELLA COSTITUZIONE – Ha la funzione di esercitare, con l’ironia e il sarcasmo, un controllo nei confronti dei poteri di qualunque natura (Cassazione Sezione Terza Civile n. 23314 dell’8 novembre 2007, Pres. Nicastro, Rel. Durante).

 “LIBERA SATIRA IN LIBERO STATO”Il diritto di satira ha un fondamento complesso individuabile nella sua natura di creazione dello spirito, nella sua dimensione relazionale ossia di messaggio sociale, nella sua funzione di controllo esercitato con l’ironia ed il sarcasmo nei confronti dei poteri di qualunque natura. Comunque si esprima e, cioè, in forma scritta, orale, figurata, la satira costituisce una critica corrosiva e spesso impietosa basata su una rappresentazione che enfatizza e deforma la realtà per provocare il riso. Ne è espressione anche la caricatura e, cioè, la consapevole ed accentuata alterazione dei tratti somatici, morali e comportamentali di una persona realizzata con lo scritto, la narrazione, la rappresentazione scenica. La satira è espressione artistica nella misura in cui opera una rappresentazione simbolica che, in modo particolare la vignetta, propone quale metafora caricaturale. La peculiarità della satira, che si esprime con il paradosso e la metafora surreale, la sottrae al parametro della verità e la rende eterogenea rispetto alla cronaca; a differenza di questa che, avendo la finalità di fornire informazioni su fatti e persone, è soggetta al vaglio del riscontro storico, la satira assume i connotati dell’inverosimiglianza e dell’iperbole per destare il riso e sferzare il costume. Insomma, la satira è riproduzione ironica e non cronaca di un fatto; essa esprime un giudizio che necessariamente assume connotazioni soggettive ed opinabili, sottraendosi ad una dimostrazione di veridicità.La satira è configurabile come diritto soggettivo di rilevanza costituzionale; tale diritto rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 21 Cost. che tutela la libertà dei messaggi del pensiero.
Definizione di satira
“La satira è la forma espressiva con la quale si mettono alla berlina i potenti. Ne enfatizza i difetti con sarcasmo, ironia, trasgressione e paradosso. Esagera i fatti, li racconta con toni surreali e usa metafore dissacranti. Paradossale e dissacratorio è il linguaggio. A volte parte da fatti di cronaca e li rende inverosimili o surreali. Fa ridere, ma può essere un pugno allo stomaco. Dal punto di vista del diritto, la satira non è cronaca. E non è quindi strettamente vincolata alla verità. Ma dalla verità deve trarre spunto. E’ una forma estrema di critica che, non narrando ma esprimendo un giudizio, può avvalersi perfino di un lessico aspro o di un tratto di penna dissacrante senza trascendere in ingiurie gratuite. Rispetto alla critica, che è solo un’opinione, la satira ha in più valore artistico. Quell’arte che, fin dai tempi antichi, ha avuto il ruolo di ‘castigare ridendo mores’. E che additando alla pubblica opinione aspetti censurabili di una persona, raggiunge con il frizzo e la riflessione un risultato etico. Tentare di imbrigliarla e di definirne i limiti è come tentare di afferrare il vento con le mani. Per sua natura la satira non dovrebbe avere limiti.” (Luisa Pronzato su “Almanacco Guanda” 2009)
La satira ha storia antica e multiforme, eppure in Italia, in tempi recenti, si è ritenuto indispensabile procedere ad una chiarificazione giuridica della sua natura, onde evitare che questa travalicasse i limiti stessi della sua funzione. La prima sezione penale della Corte di Cassazione, partendo dal presupposto che il diritto alla satira è di ordine costituzionale, come ricordano gli articoli 21 e 23 della Costituzione, ha così proceduto a definirla nella sentenza n. 9246 del 2006:
[La satira] È quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene.
La definizione licenziata dalla Cassazione evidenzia dei caratteri ben precisi che possono esserci utili per capire quali siano gli elementi fondamentali di una buona satira. In primo luogo, viene sottolineato che la satira può avere un altissimo livello, ma questo non è connaturato alla sua manifestazione, anzi è quasi sempre un valore aggiunto. Ciò nonostante nelle sue varie forme le viene riconosciuto un compito di fondamentale importanza, cioè quello di “indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone” con una precisa finalità “correttiva, cioè verso il bene”. La satira quindi ha un fine positivo che la distingue dal semplice vilipendio.

« Il dramma e il dilemma di una “Commedia” non è l’essere o non essere ma il dire o non dire »

By | domenica, 5 febbraio, 2017|Categories: Uncategorized|0 Comments